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17 gen 2012

Ali, The Greatest, ha 70 anni

"In un'auto ci sono un negro, un messicano e un portoricano. Chi guida? Un poliziotto".

E’ una delle sue barzellette preferite, frutto di una ironia che non si spegne con l’età.
Si potrebbero mettere in fila mille episodi e aneddoti ma non basterebbero mai a spiegare quanto è stato ed è grande Cassius Clay, di lui stiamo parlando, al secolo Muhammad Ali, il boxer per antonomasia, il più grande di tutti.
Alì oggi compie 70 anni, da 26 è affetto da morbo di Parkinson, la battaglia forse più dura di tutte, che gli ha debilitato quel fisico imponente eppure leggiadro col quale ha saputo incassare – come dicono gli esperti americani, sempre amanti dei numeri – la bellezza di 175mila cazzotti. Oggi Ali parla con fatica, con la stessa fatica si muove, ma il suo pensiero elabora ancora e lo trasmette al prossimo sempre attraverso le parole della sua quarta moglie, Lonnie.
Alì era davvero il più forte, anche fuori dal ring fu sempre indomito. Aveva un piglio, una irriverenza, una capacità di provocare che da sole facevano metà del lavoro che poi completava sul ring.
Quando dopo avere vinto contro Liston il suo primo titolo, a Miami nel 1964, operò la scelta di divenire musulmano, gli fu levato il titolo di campione mondiale e fu messo in galera, come ringraziamento di una America ancora razzista.
Un secondo momento di esclusione gli fu imposto quando rifiutò di combattere in Vietnam, scelta che spiegò con una battuta tagliente:
Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro".
Memorabili i match con Joe Frazier e soprattutto con George Foreman, col quale si consumò la cosiddetta “trilogia” di match che rinchiude la rivalità più famosa della storia di box.