Tre consigli rapidi rapidi su cosa fare nel 2012 in caso di terremoto:
1. Connettersi a Facebook o Twitter per essere i primi a fare l’urletto digitale sulle bacheche
2. Acchiappare lo smartphone e catapultarsi in strada (è importante potere rispondere subito sulle bacheche a quelli che vi daranno dei subnormali perché non fuggite subito)
3. Farsi un’idea migliore dei Maya e parlarne bene in giro
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
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27 gen 2012
Terremoto cosa fare
27 lug 2011
Il perfetto autogol 2.0
Il web è grande. Un mare. E nel mare ci sono pesci di ogni tipo. Capita di fare incontri sgraditi talvolta e di… beccarsi qualche morso: le critiche.
Specie nei luoghi digitali della interazione 2.0, quella spinta e istantanea, Facebook, Twitter, Google+…
Ci criticano... che fare? Qualche suggerimento lo leggiamo nel post “3 regole per reagire ai commenti negativi su Twitter” del social media manager Davide Licordari.
In sintesi: non essere permalosi, non inserirsi in conversazioni altrui, avere l’abilità di sdrammatizzare.
I social media hanno una capacità di ridondare, propagare, amplificare i messaggi davvero notevole e anche incontrollabile, essere consapevoli di ciò è necessario per chi scrive on line. Sono dell’idea che quando si installa la propria presenza sui social media sia doverosa una riflessione di come ci si presenterà ma soprattutto di come si “costruirà” nel tempo il proprio profilo. E il profilo si costruisce post by post, like by like, share by shere, circle bye circle, commento dopo commento etc etc…
Vi segnalo in proposito un esempio di autolesionismo davvero difficile da comprendere (perchè l’avrà fatto? Come ci è cascato?) che costituisce una case history davvero interessante.
Il sito D-Repubblica recensisce il libro "Italia Low Cost", dedicandogli un bello spazio (Low cost: uno stile di vita), tanto da riportare uno slide show in cui si estrapolano alcune idee ritenute interessanti. In periodo di crisi il tema ha certamente appeal e non è difficile catturare l’attenzione dei lettori.
Le promesse contenute nel titolo possono essere tradite o meno dal contenuto, ma non è questo il fatto. Il fatto lo trovate in calce all’articolo, nei commenti, che sono strutturati attraverso l’apposito plug-in sociale di Facebook: in sostanza il lettore loggato a Facebook può commentare e il suo commento può apparire anche sul social network.
Alcuni lettori commentano:
Ma come? Repubblica ti dedica una recensione, apre uno spazio alla interazione con i potenziali acquirenti e dopo i primi due commenti l’autore interviene e “redarguisce” i lettori?
Prima domanda: era necessario intervenire e così presto? Non era più utile ascoltare e fare tesoro dei commenti?
Seconda domanda: era necessario fomentare le critiche in maniera così aggressiva, attaccando i lettori?
Leggendo il flusso dei commenti troviamo un’altra risposta stucchevole dell’autore:
Specie nei luoghi digitali della interazione 2.0, quella spinta e istantanea, Facebook, Twitter, Google+…
Ci criticano... che fare? Qualche suggerimento lo leggiamo nel post “3 regole per reagire ai commenti negativi su Twitter” del social media manager Davide Licordari.
In sintesi: non essere permalosi, non inserirsi in conversazioni altrui, avere l’abilità di sdrammatizzare.
I social media hanno una capacità di ridondare, propagare, amplificare i messaggi davvero notevole e anche incontrollabile, essere consapevoli di ciò è necessario per chi scrive on line. Sono dell’idea che quando si installa la propria presenza sui social media sia doverosa una riflessione di come ci si presenterà ma soprattutto di come si “costruirà” nel tempo il proprio profilo. E il profilo si costruisce post by post, like by like, share by shere, circle bye circle, commento dopo commento etc etc…
Vi segnalo in proposito un esempio di autolesionismo davvero difficile da comprendere (perchè l’avrà fatto? Come ci è cascato?) che costituisce una case history davvero interessante.
Il sito D-Repubblica recensisce il libro "Italia Low Cost", dedicandogli un bello spazio (Low cost: uno stile di vita), tanto da riportare uno slide show in cui si estrapolano alcune idee ritenute interessanti. In periodo di crisi il tema ha certamente appeal e non è difficile catturare l’attenzione dei lettori.
Le promesse contenute nel titolo possono essere tradite o meno dal contenuto, ma non è questo il fatto. Il fatto lo trovate in calce all’articolo, nei commenti, che sono strutturati attraverso l’apposito plug-in sociale di Facebook: in sostanza il lettore loggato a Facebook può commentare e il suo commento può apparire anche sul social network.
Alcuni lettori commentano:
Elisabetta: “Bè!...il libro non è low cost...”L’ultimo commento, aggressivo, è di Filippo Astone, giornalista, l’autore del libro.
Benedetto: “Se proprio devi risparmiare, comincia da questo libro”
Filippo Astone: “Certo, risparmia anche da tutti i libri. resta analfabeta, così sarei libero da problemi”.
Ma come? Repubblica ti dedica una recensione, apre uno spazio alla interazione con i potenziali acquirenti e dopo i primi due commenti l’autore interviene e “redarguisce” i lettori?
Prima domanda: era necessario intervenire e così presto? Non era più utile ascoltare e fare tesoro dei commenti?
Seconda domanda: era necessario fomentare le critiche in maniera così aggressiva, attaccando i lettori?
Leggendo il flusso dei commenti troviamo un’altra risposta stucchevole dell’autore:
“i commenti sono poco consistenti, e nessuno di quelli che li ha espressi si è minimamente informato su ciò di cui si parlava”Altro attacco pubblico ai lettori. e ancora:
“il libro non è un inno al risparmio, nè un manuale per il risparmio. la sintesi che ne ha fatto l'articolo, purtroppo, lo tradisce”L'autore del libro "Italia Low Csot" se la prende di fatto anche con il collega che gli ha fatto la recensione, senza semmai approfondire e spiegare meglio il senso della sua opera, che è la vera opportunità (non colta dall’autore del libro) che i commenti offrivano. Un autogol in stile web 2.0.
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15 gen 2011
Siamo troppo ossessionati da Facebook?
Mi è capitato ancora di discutere su cosa sia Facebook, questo fagocitatore sociale che si allarga giorno per giorno, e l'ho fatto con una persona che - 25 anni, laurea in comunicazione - in teoria di Facebook dovrebbe sapere tutto ed usarlo con grande cognizione e profitto. L'obiezione principale che mi sono trovato a discutere è quella più frequente: "Facebook serve a cazzeggiare, se qualcuno vuole contattarmi mi chiama al telefono o mi contatta via email".
Non è così. Facebook è un rivoluzionario connettore che non solo e non tanto consente di recuperare vecchi amici e perdere tempo on line, ma e soprattutto crea nuove relazioni e amplifica quelle esistenti attorno ai propri interessi. E, naturalmente, come nella vita reale, da una relazione nata attorno alla passione per la cucina italiana, poi nascono amicizie e si sviluppano anche rapporti professionali ("Mi piace la cucina regionale toscana e un nuovo amico conosciuto per questo su Facebook è diventato mio cliente, farò per lui una consulenza per la organizzazione della sua azienda").
Are we too obsessed with Facebook?
I profili di Facebook sono come l'ombelico, tutti ne hanno uno. Forse questa affermazione è ancora una esagerazione, ma stando ai numeri, noi (ovvero gli utilizzatori di Internet di tutto il pianeta) stiamo diventando sempre più ossessionati da Facebook giorno dopo giorno.
Uno ogni 13 abitanti del pianeta e tre ogni quattro americani sono su Facebook, e uno ogni ventisei si iscrive ogni giorno.
Potremmo snocciolare statistiche così fino alle calende greche, invece, vi mostriamo questo affascinante infografico su Facebook tratto da SocialHype e OnlineSchools.org.
Qui, in estrema sintesi visiva, sono raffigurati alcuni punti salienti riguardanti l'uso Facebook, le tendenze osservate nel 2010 etc.
Date un'occhiata a queste informazioni (cliccare sull'immagine per visualizzare la versione full-size) e nei commenti fateci sapere cosa ne pensate. Facebook è un mezzo incredibilmente connettivo? Una peste colpisce le persone facilmente esposte? Un po' di entrambi, o qualcosa d'altro?
Non è così. Facebook è un rivoluzionario connettore che non solo e non tanto consente di recuperare vecchi amici e perdere tempo on line, ma e soprattutto crea nuove relazioni e amplifica quelle esistenti attorno ai propri interessi. E, naturalmente, come nella vita reale, da una relazione nata attorno alla passione per la cucina italiana, poi nascono amicizie e si sviluppano anche rapporti professionali ("Mi piace la cucina regionale toscana e un nuovo amico conosciuto per questo su Facebook è diventato mio cliente, farò per lui una consulenza per la organizzazione della sua azienda").
Are we too obsessed with Facebook?
I profili di Facebook sono come l'ombelico, tutti ne hanno uno. Forse questa affermazione è ancora una esagerazione, ma stando ai numeri, noi (ovvero gli utilizzatori di Internet di tutto il pianeta) stiamo diventando sempre più ossessionati da Facebook giorno dopo giorno.
Uno ogni 13 abitanti del pianeta e tre ogni quattro americani sono su Facebook, e uno ogni ventisei si iscrive ogni giorno.
Potremmo snocciolare statistiche così fino alle calende greche, invece, vi mostriamo questo affascinante infografico su Facebook tratto da SocialHype e OnlineSchools.org.
Qui, in estrema sintesi visiva, sono raffigurati alcuni punti salienti riguardanti l'uso Facebook, le tendenze osservate nel 2010 etc.
Date un'occhiata a queste informazioni (cliccare sull'immagine per visualizzare la versione full-size) e nei commenti fateci sapere cosa ne pensate. Facebook è un mezzo incredibilmente connettivo? Una peste colpisce le persone facilmente esposte? Un po' di entrambi, o qualcosa d'altro?
Are we too obsessed with Facebook? - Libera traduzione da mashable.com
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