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31 gen 2012

Ebook vs libro per forza?

Gutemberg si rivolterebbe nella tomba probabilmente, ma non per i motivi che adduce Jonathan Franzen, scrittore americano, quando si scaglia contro la tecnologia della scrittura breve (twitter) e soprattutto della lettura fluida (gli ebook). Gutemberg sta alla carta stampata come Kindle e fratelli stanno agli ebook.

Libri… ma cosa dice Frenzen?
C’è chi ha lavorato duramente per scrivere in un certo modo; ne era così sicuro da stamparlo a inchiostro su carta. Uno schermo dà sempre la sensazione che potremmo cancellare o spostare tutto questo. Per una persona appassionata di letteratura come me, l’ebook semplicemente non è abbastanza permanente. Per i lettori seri il libro invece è una parte dell’esperienza. Tutto il resto è fluido nelle nostre vite, ma un testo è qualcosa che non cambia”.
Non è vero e contesto questa visone conservatrice della lettura.
Se oggi abbiamo centinaia di libri in casa, di ogni lingua e tema, è perché a metà del 1400 non per passione ma per denaro, un certo Johann Gutenberg da Magonza portò a termine i suoi esperimenti arrivando a stampare in più copie la Bibbia.
Fino ad allora, i libri non avevano che rare repliche, venivano scritti e trascritti dagli amanuensi con grande pazienza e meticolosità, un lavoro artigianale impreziosito poi dall’opera di miniaturisti e rilegatori.
Quei testi, avevano una caratteristica non indifferente: erano preziosissimi a prescindere dal contenuto, lo erano in quanto uniche copie (o poco più).
Come è noto l'invenzione della stampa permise di banalizzare l'oggetto e quindi la pubblicazione su larga scala dei testi e con essa la diffusione del pensiero e della cultura, rendendoli accessibili a moltitudini di persone.
I monaci non raramente aggiungevano e sottraevano arbitrariamente alle traduzioni per  dare al testo un senso cristiano. E dato a quella unica copia, era dato al testo stesso in eterno.
Altro che sensazione che possiamo modificare il testo digitale di un ebook: teoria impalpabile davvero.