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5 nov 2011

Berlusconi, il peggio che vuole rappresentare tutti

«In the name of God and Italy, go!».
In nome di Dio e dell'Italia, vattene.
Non ricordo che negli ultimi decenni sia mai stato rivolto un invito così perentorio ed infamante ad alcun leader dei paesi europei da un giornale come quello che oggi ha invitato Berlusconi a sparire, il Financial Times: Cavaliere, accogli il suggerimento rischi di uscire di scena a pomodorate!
A parte questo oggi c'è da leggere quanto ha scritto Michele Serra su Berlusconi, ovvero:
«Dicono tutti che c'è la crisi ma i ristoranti sono pieni» è un classico dell'uomo della strada. Lo dice il tassista, lo dice l'avventore del bar, probabile che lo abbia detto ciascuno di noi in uno di quei momenti di spensierata dabbenaggine che costellano la vita di ogni persona qualunque. Sentire per la prima volta pronunciare quella frase al G20, da un capo di governo, è una svolta storica: vuol dire che l'uomo della strada, con tutta la sua spensierata dabbenaggine, è arrivato al vertice. Ci ritroviamo dunque a essere governati da uno qualunque, che quando pensa una fesseria qualunque la dice a tutti. Probabile che alcuni italiani ne siano soddisfatti: “che bello, finalmente un pirla come me è al potere, questa sì che è democrazia”. Ma è probabile, anche, che altri italiani, tra i quali mi annovero, ne siano invece desolati. Forse suggestionati da vecchie letture scolastiche (Pericle, per esempio) pensavano che la democrazia fosse una selezione dei migliori. Aperta a tutti, ma destinata a individuare i migliori. Il vecchio concetto di classe dirigente, insomma. Ritrovarsi rappresentati nel mondo da uno che pensa e parla come l'ultimo di noi è un bruciante fallimento. Votare per uno “come noi” significa sprecare il voto e sprecare la democrazia. Vogliamo votare per uno che sia migliore di noi. Per questo – soprattutto – non abbiamo mai votato Berlusconi. - Da "Uno come noi"  di Michele Serra
Bravo Serra, questo è quello che penso e dico da tempo, Mr B. è l'immagine del peggio che ha avuto il sopravvento, ai peggiori non pare vero e vi si identificano volentieri.

16 feb 2011

Imperatore, duce, macchietta

Senza parole

















Ci sono immagini che - come ci ha insegnato la Settimana Enigmistica - si commentano da sè, sono "senza parole", "no word"s come dicono gli inglesi.
Anche il nostro paese è senza parole davanti al crepitio mediatico che avvolge lo scempio che della politica i nostri pseudo politici stanno perpetrando e dove le vicende del Premier On. Berlusconi Silvio, sono solo il punto più infimo.
Queste patetiche vicende personali, che rendono questo acclamato leader sempre più prossimo alla figura di un clown in disarmo, hanno una eco colossale all'estero dove la politica non è meno sporca che qui ma dove il limite tra indecenza e decenza ancora esiste, e chi lo passa va a casa.
Bbc, Cnn, Wall Street Journal, Le Monde, New York Times... editori "chiaramente comunisti", tutti diono la stessa cosa: Berlusconi eclissati.
Il Financial Times (il foglio della city, non un quotidiano di gossip)nell'editoriale "Arrivederci, Silvio" ha scritto parole durissime dopo la manifestazione delle donne italiane:

"Esistono poche democrazie in cui un primo ministro coinvolto in una vicenda come la suanon darebbe le dimissioni per risparmiare al proprio paese e al proprio governo le difficoltà mentre lui cerca di ripulire il suo nome in tribunale.
Ma questo non è lo stile di Berlusconi. Restando al suo posto, il premier garantisce che il nome dell'Italia continuerà a essere infangato sui media internazionali. Garantisce che la sua coalizione di centro-destra, sorretta da una fragile maggioranza, sarà distratta dai suoi compiti e incapace della vigorosa azione che sarebbe necessaria. Infine, restando al suo posto egli fa apparire l'Unione Europea sciocca e ipocrita nel dare lezioni a Egitto e Tunisia e altri paesi non europei su come dovrebbero governare se stessi, quando contiene un tale supremo esempio di malgoverno al proprio interno".
"...il suo rifiuto di fare la cosa giusta e dimettersi è niente meno che vergognoso".
Non è la coalizione che governa il problema, sebbenne costellata di opportunisti legati a doppio filo al Premier, ma il personaggio in questione, che affossa tutto, compreso il centro-destra. Un presunto imperatore, con metodi da ducetto, ma che l'opinione pubblica rende sempre più una ridicola macchietta.

19 gen 2011

Severgnini, altro che imbarazzo!

"Vorrei andare dai giudici, ma significherebbe legittimarli. Indagini e perquisizioni come contro i mafiosi, violata la Costituzione" (parole di uno che pensa che le indagini si possono fare solo sugli altri)
Caro Severgnini, oggi hai scritto un articolo su corriere.it ('L'immagine imbarazzata di un Paese') nel quale riporti i motivi per i quali l'Italia e gli italiani si trovano in una situazione di imbarazzo ben percepita anche all'estero.
Il Financil Times, non il Manifesto o l'ultimo dei gazzettini della nostra assopita provincia, rileva che la settima economia mondiale ha bisogno di riforme, ricordando la crisi occupazionale e il pesante debito pubblico che ci grava il futuro, e senza dimenticare la morsa nella quale vive da sempre il nostro Paese, quello della criminalità organizzata (I mean Mafia), che tendiamo a considerare quasi "arredamento" della nostra landa.
"Ma invece di soluzioni a questi problemi, gli italiani rischiano di assistere a un'altra puntata di Berlusconi-contro-giudici".
Con questa osservazione il Financil Times ci condanna al peggio, sotto sotto definendoci degli indolenti, dei meschi e dei servi.
Caro Severgnini, il periodico in questione ha ragione.

Ma non si tratta di imbarazzo.
Tu dici:
"Ecco: questo è lo spettacolo da evitare. Lo abbiamo già visto e non ne possiamo più", ed è così. 
Credo che nessun italiano, nemmeno il pacato Napolitano che deve reagire con misura, sia semplicemente imbarazzato.
Gli italiani sono schifati. Tutti, anche i meschini che appoggiano per bieco interesse o stoltezza un personaggio che forte del suo potere personale svolge un incarico, quello di Capo del Governo, senza nessun pudore, autoassolvendosi in tv e sui propri giornali e rifiutando costantemente di presentarsi da alcun giudice, definito sempre o illegittimo o nemico in malafede.
Non ci credono più nemmeno i bambini e gli idioti a queste baggianate e Berlusconi è ancora dove è solo per la combutta di interessi che sconsiglia la quasi totalità dei suoi compagni di governo a mettercisi contro, certi come sono, soprattutto quelli coinvolti non per meriti e capacità politiche, che caduto il Padrone anche i servi sarebbero cacciati a calci nel sedere.
Tu dici che esiste un drammatico confine tra imbarazzo e disgusto:
"il primo è stato superato. Il secondo, in una democrazia, non andrebbe attraversato mai. Perché è umiliante, perché è pericoloso e perché ha ragione il Financial Times: l'Italia merita di meglio".
Già, ma obietto: è già stato superato anche quello, le persone  sono assolutamente disgustate, non solo per il comportamente del Premier, ma anche per l'incapacità di tutti quei politici che non sanno reagire con veemenza a questa situazione oscena e immorale, che riduce le prime pagine dei giornali a copie di rotocalchi ispirati al gossip mentre l'economia ha crepe sempre più vistose e la gente comune sempre meno difese e più angosce quotidiane.
Siamo un popolo di papponi senza spina d'orsale?