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24 ago 2011

Esami di ammissione: 6 ragazze su 10 ci stanno col prof

Donna merce
Agghiacciante, dovremmo dire, e invece non lo è. E’ banalmente la conseguenza di decenni di mercificazione totale di corpo, sentimenti, valori.
Il sesso è uno strumento, un’arma, e va usata senza troppo pudore quando serve, come grimaldello anche, per aprirsi la strada.

Indagine-shock. E’ quello che emerge dagli esiti di una ricerca promossa da UniversiNet, portale di riferimento per la preparazione ai test di ammissione alle facoltà universitarie italiane.
Il 48% dei candidati ad un posto alle facoltà a numero chiuso è disponibile ad accettare compromessi di vario tipo per ottenere l’obiettivo. In particolare, il 57% delle donne e il 39% dei maschi, che probabilmente non sono meno disinibiti, ma sanno che per loro questa strada nella realtà è assai meno percorribile.
L'esame che certifica il know-how dei diplomati che ambiscono ad entrare all’università è un ostacolo che angoscia. E dei 16.218 ragazzi e ragazze italiane che hanno partecipato alla indagine, le percentuali di aspiranti matricole pronte a vendersi sono sorprendenti.
Alla domanda “E’ più importante studiare o trovare una raccomandazione per i test di ammissione?” l'86% ha risposto che crede nella raccomandazione. Il 35% è disponibile una relazione fisica, il 15% sfrutterebbe il parente professore, il 13% si farebbe spingere dai propri genitori con amicizie determinanti, il 13% da un prete e – incredibile dictu - solo il 12% a un politico (quanto sono scaduti i politici!) e il 19% si iscriverebbe ad un partito politico, il 6% è disponibile a pagare.
Ma il dato eclatante è quel 48% dei giovani disposto a prestazioni intime, dato che solo l’ano passatp era pari al 39%. E di questi, ben il 57% (contro il 45% del 2010) delle ragazze: 6 ragazze su 10 ci starebbero col prof insomma, o chi per lui.

6 feb 2011

Tra nonni, Pinocchio e piccioni... che figura Berlusconi!

L'Italia a cui ripugna avere a capo del governo una persona pluri-inquisdita e dalla più che dubbbia moralità (che eufemismo!) sbotta sui blog, nei social e naturalmente per le strade.
I manifesatnti chiedono le dimissioni del Presidente del Consiglio, anche ricorrendo a messaggi ironici e aperte prese per i fondelli.
Succede anche di Arcore, sotto la dimora dei festini, dove oggi si è spinta una manifestazione di persone indignate, pacifiche e in molti casi ironiche.
Alcune delle frasi riportate su cartelli, striscioni e volantini:

- bambola gonfiabile con al collo un carttello che recita "già che ci sei metti anche me in Parlamento"
- "prima Family Day, poi Bunga-Bunga... ipocrita"
- "mio nonno va alla bocciofila"
- un anziano con i baffi e parrucca viola si propone con "donna baffuta sempre piaciuta". Perchè non approfittare infatti della generosità del Cavaliere?
- "sei il più grande bugiardo degli ultimi 128 anni (1883: Pinocchio)"
- "Se ti facessero una statua ad Arcore, noi saremmo i tuoi piccioni"

15 gen 2011

L’Utilizzatore Finale, Mirafiori, due storie e un solo pianto per la Generazione BBB

Noemi, Ruby e un esercito di altre come loro. Come insegna la storia di mister Berlusconi (ora indagato per concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile), usare una donna non è reato. Le donne non si comprano, si fanno ingaggiare da pancioni e parolai amici, e poi le si utilizzano. Questo non è solo l’artificio difensivo del vecchio drago malato, ossessionato, è qualcosa di più, è una interpretazione per tutti dei rapporti tra le persone. Chi può compra e usa tutto. Se non puoi, cerca di diventare uno che può.
Tutto questo è quasi un bene, muove anche l’economia. Quante sono le ragazze italiane, magari anche minorenni, con un paio di belle gambe e tutti gli altri “accessori” a posto? Migliaia, molte migliaia probabilmente. Una vera azienda, che avrebbe un bilancio sempre ampiamente in attivo, originato da mastrini facili facili, soprattutto lato “dare”. L’azienda modello della Generazione BBB (berlusca-bunga-bunga).

Questi anni arrotolati attorno ai guai giudiziari di mister B. stanno generando guai peggiori per il futuro del Paese: a forza di tv e giornaletti spazzatura, di cronisti e portavoce bugiardi, ben disposti a dare eco al discredito che il Capo del Governo (non l'ubriacone del bar) riversa ogni giorno contro la magistratura per delegittimarla dinnanzi alla opinione pubblica, si sta creando nei cittadini italiani una coscienza sempre più labile. In tutti, in chi mister B. già lo elegge, ma anche in chi lo tollera, in chi lo sopporta.
Un uomo sul viale del tramonto fisico, che sostiene il proprio desiderio a pasticche, la propria faccia a colpi di bisturi, la propria fedina penale a colpi di leggi. Un uomo solo con cortigiani inguaiati, spazzatura destinata alla discarica della storia, che pure regge le sorti di un Paese, sopraffatto dai propri individualismi, dal menefreghismo, dal lassismo.

Mentre si consuma  il dramma di Berlusconi, a Torino si consuma il dramma di lavoratori che guadagnano in un mese un terzo di quello che Ruby avrebbe  guadagnato per trascorrere una sera ad Arcore. Mentre mister B. si difende, alla fine della sua esistenza, e lascia messaggi immorali come eredità non richiesta alle future generazioni, a Mirafiori si consuma un confronto tra poveri, messi gli uni contro gli altri a decidere di che morte morire, subito o lentamente, in una azienda che ha già da tempo fatto la scelta di internazionalizzarsi sino al punto di non considerarsi più nemmeno necessariamente italiana, dopo avere succhiato per anni fondi alla nazione.
Due drammi, il primo senza speranza e che si concluderà solo il giorno dell’estremo saluto, il secondo chissà. Due storie, un solo pianto.