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3 gen 2012

Ti bastan poche briciole?

Tempi di crisi. Ai quali non eravamo abituati. Il sistema economico italiano, euroopeo, occidentale pare incartato e non cresce.
Ma deve per forza crescere? La nostra società può più contare sulla crescita per sostenere lavoro e welfare? Avete mai sentito parlare di "decrescita"? E' una politica estrema che prevede la riduzione controllata dell'attività economica. A livello individuale, si tratta di scegliere stili di vita semplici; a livello globale, "una rilocazione delle attività economiche al fine di ridurre l'impronta ecologica, gli sprechi energetici e l'impatto ecologico". La vedo dura ma il concetto di fondo, soprattutto per quanto attiene ai comportamenti individuali, è attraente e anche morale. Certo vi tocca vendere il secondo Suv... :-)
Viriamo sul semiserio o sul poetico. Il motto della "decrescita" potremmo trarlo da uno dei più bei cartoon di Walt Disney, il Libro della Giungla, una storia che ha fatto innamorare milioni di bambini e che “noi”, qui a casa, abbiamo amato tanto a suo tempo.
"Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile..."
Il cartoon fu tratto da una raccolta di racconti opera di Rudyard Kipling, scritti e pubblicati su giornali e riviste alla fine del 1800. L’avventura più nota è quella del "cucciolo d'uomo" Mowgli, lasciato nella giungla indiana e adottato da... un branco di lupi.
Il cartoon è di fatto un’eredità di Walt Disney, che morì poco prima che il film fosse terminato.
Più che la trama, semplicissima in sé, sono i personaggi - facilmente distinguibili
dai bambini in buoni e cattivi, senza mezze misure - e le canzoni ad essere indimenticabili: il Colonnello Hathi e la moglie Guendalina, lo scimpanzé Re Luigi, gli avvoltoi. Ma soprattutto l'orso Baloo, giocherellone e nel contempo forte, saggio, genuino. Una metafora, così mi piace vederla, del padre che conduce il suo piccolo (Mowgli in questo caso) dall’infanzia all’età adulta. Baloo si adopera per convincere Mowgli a vivere nel suo mondo vero, quello degli esseri umani, dopo averlo seguito proteggendolo nelle sue peripezie… come noi con i nostri piccoli man mano che crescono sperimentando il mondo che li circonda e le persone che lo popolano.
Altro vhs a suo tempo consumato: la voglia di rivedere e riascoltare questa storia semplice e chiara eano inesauribili, e i ritornelli incessantemente nell’aria di casa.



« Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar; in fondo basta il minimo, sapessi quanto è facile, trovar quel po' che occorre per campar ».

2 gen 2012

Su con la vita, Charlie Brown!


Non sapete che intimo piacere quando ho scoperto che ai miei figli, avevano 7 anni allora, Charlie Brown piaceva da morire. Li ho sentiti ridere di gusto. E li ho visti incantati. E sono proprio contento che nella loro classifica dei 10 cartoni più amati i Peanuts ci siano.

Un ricordo. L’ho desiderato tanto, avevo quasi convinto mia madre a prendere in mano i ferri, in fondo non ci voleva molto e lei l’avrebbe fatto perfettamente, il maglione giallo con la greca nera di Charlie Brown.

Cosa ci dice Charlie Brown. Charlie Brown… Charles M. Schulz l’ha inviato tra la gente, con quella espressione tra l’attonito e l’assente, per condividere con noi la sua capacità di intuire la natura dell’uomo. Ne andasse dritta una vero? No, mai. Però Charlie torna sempre, non si arrende, in fondo è dal 1950 che ci parla e ci invita a fare serenamente i conti con le nostre paure. E non solo con quelle.

30 gen 2010

La Freccia Azzurra, colpisce il cuore di bambino

Quanto è antipatico quello Scarafoni, vero?
Pulcioso che specula su ciò che di più caro hanno a Natale i bambini, i sogni! Ah, che pernacchie si è preso, tutte le volte, senza pietà, dai miei figli alla fine, quando rincorre con affanno i soldi che si spargono per la strada.
La Freccia Azzurra (Enzo D'Alò, 1996) è uno dei cartoni d’atmosfera più magici che abbia visto, discreto e intimo, così vicino al cuore onirico dei bambini. Sì, colpito al mio cuore di fanciullo dal dardo turchese ho riprovato l’emozione magica del Natale così come la provavo, nell’attesa, da bambino.

Scarafoni (la voce è di Dario Fò) è un commerciante di giocattoli, un palancaio senza cuore che fa ammalare la Befana per mettersi in campo in prima persona all’Epifania e vendere i giocattoli ai soli bambini abbienti. Ruba la magia della festa e sarà punito.
Francesco si incanta davanti alla vetrina del negozio per un trenino azzurro, la Freccia Azzurra, lui orfano di un ferroviere. Quanto vale per lui quel giocattolo?

Il cartone è da vedere, anche se le feste sono passate: seguite i giocattoli che nella notte innevata girano per le strade al seguito del trenino per ovviare all’assenza della Befana ammalata e recapitare se stessi ai bambini che sognano nella città assopita.
Il film ha momenti delicati e ammalianti, sottolineati da voli di fantasia e dalle musiche di Paolo Conte. Anche qui la mano di D’Alò che ha saputo trarre l’incanto della fiaba di Gianni Rodari - da cui la storia è tratta – mantenendone i significati: solidarietà, importanza del gioco.