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8 dic 2011

Abbandoni, anche invisibili

Il senso di abbandono mi ha sempre creato lancinanti dolori, quasi fiscici. Non ho mai subito un abbandono vero, però ho sempre sentito il timore di subirlo, una paura immotivata a dire il vero.
L’abbandono significa rifiuto e poi assenza. Il vuoto spaventa un bambino, questo penso fosse il motivo.
Anche nelle fiabe si parla di abbandono, ricordo le disavventure di Pollicino o di Hansel e Gretel, che subisco l’oblio, vengono abbandonati più volte, devono farcela da soli, combattono streghe e perfidi figuri.
Leggiamo di mamme che abbandonano le proprie creature. Perché lo fanno?
Una mamma regala una nuova vita, poi la affida al nulla. Un padre che lascia è un sostegno che manca, una responsabilità in fuga.
Ma dalla parte del figlio l’abbandono cos’è? Io lo ritengo un abuso a prescindere dalle motivazioni del genitore che l’ha compiuto.
I bambini che subiscono l'abbandono penseranno che se se non sono stati tenuti la colpa è loro e doventa difficile per quel bambino accettarsi, stimarsi, amarsi.
Quando il filo della relazione tra du persone adulti si spezza subentra a volte un senso di fallimento, nella relazione tra tra bambino e madre pensiamo a quanto maggiore può essere l'effetto.

Cosa scatena un abbandono? Il degrado certamente: madri indigenti, ragazze-madri. Ma le ragioni sono anche intime. Ci sono genitori che hanno abbandonato il un figlio ma non gli altri.
Il dramma di quel figlio sta in una domanda? “ Perché io sono stato abbandonato, perché solo me, proprio me?” Il bambino non c'entra affatto.

23 nov 2011

Fantasticare oggi...

Di quando ero bambino ho ricordi da cartolina sbiadita, dietro la quale ci sono state le esperienze, belle e brutte, che hanno fatto di me quello che sono.
Dei fatti ricordo alcuni dettagli ma di una cosa ho la netta e viva sensazione: non ero pressato dagli adulti per crescere velocemente e la mia fantasia aveva le briglie sciolte. Magari non era sollecitata e non gli si riconosceva la stessa dignità della ragione, dell’impegno etc… ma aveva spazio. Così come ne aveva il gioco libero, il tempo per stare a guardare fuori dalla finestra o sdraiato sul pavimento faccia in su a fantasticare di quando avrei segnato quel gol in rovesciata a S. Siro o detto alla mia compagna di classe che mi piaceva.

Oggi, nei gruppi e nei contesti relazionali principali in cui si muovono, i bambini sono più protagonisti di allora, i loro bisogni sono la causa delle azioni dei grandi perché di fatto nel tempo gli adulti si sono orientati verso il desiderio dei bambini.

Ma i bambini, e le loro famiglie, debbono fare i conti con l’azione soffocante dei media sull’universo infantile, della tv in particolare, con la quale i bambini stanno più tempo che con i loro genitori.
L‘assenza o la minore disponibilità dei genitori è di per sé un problema: l’adulto infatti ha anche il compito di mediare la realtà, di spiegarla dove è più ostica, di introdurla un po’ per volta nell’universo meno definito del bambino. Se l’adulto non c’è, questa mediazione viene meno e – considerato che per contenuti e linguaggi in tv passa di tutto - la distinzione tra mondo dell'infanzia e mondo adulto si assottiglia, si confonde: il bambino accede al mondo dell'adulto, ai suoi problemi, ai suoi segreti, come fosse alla sua pari. Ne riceve le medesime sollecitazioni, quelle della pubblicità in primis.

28 apr 2011

Si spoglia per la griffe

"Questo è il risultato di ragazzi privi di una guida che girano in un immenso mercato senza aver imparato ad accettare il fatto di non poter avere tutto ciò che vogliono".

Sintesi significativa e spiegazione laconica data da una psicoterapeuta sulle cause di un triste fatto di cronaca di diverso tempo fa, che ebbe per protagonista una pre-adolescente della ricca provincia trevigiana.
Cosa faceva costei? Vendeva foto che la ritraggono nuda ai suoi coetanei, non per pagare le cure per la nonna malata, o per aiutare il padre disoccupato, semplicemente per acquistarsi vestiti griffati.
Ora, secondo al psicoterapeuta Antonella Baiocchi, intervistata allora da La Tribuna di Treviso, la spiegazione sta nella mancanza di riferimenti educativi adeguati provenienti dal contesto familiare:
"Manca la quantità di tempo necessaria a insegnargli dove sono i confini, dove sta il bene, dove sta il male e soprattutto l'esistenza del "non si può".
Insegnamenti che non dispiegano i loro effetti se ai figli non gli si dedica tempo e attenzioni.
C'è poi il mondo esterno, divenuto accessibilissimo quando, solo 20 anni fa, era esattamente il contrario. Mi spiego.

14 feb 2011

L'incanto dei bambini

Islamabad (Pakistan) non è il posto in cui cresceremmo volentieri i nostri figli. Probabilmente non lo sapremmo fare. Eppure ne crescono anche là di bambini con la stessa innocenza e capacità di sognare che hanno i nostri.
Probabilmente, proprio perchè senza nulla, la loro fantasia e il loro sogno è più limpido e forte, più saturo di colori di quelli sempre più artefatti e allucinati dei nostri bambini, abituati a confondere la realtà virtuale con quella concreta.
In questa foto (Muhammed Muheisen/Associated Press - cliccala per vederla ingrandita) e in quelle del servizio pubblicato da boston.com spicca il contrarsto tra l'asperezza dei luoghi e delle miserrime condizioni di vita e gli occhi pieni di incanto dei bambini.
Sono i nostri bambini di molti decenni orsono, che abbiamo dimenticato.

1 gen 2011

2011, l'Anno del Coniglio

Via Boston.com
Il proprietario dello Malabon Zoo di Malabon, nelle Filippine, il signor Manny Tangco, davanti ai bambini afferra un cucciolo di tigre ed un cucciolo di coniglio per simboleggiare il passaggio dall'Anno della Tigre all'Anno del Coniglio.

30 dic 2010

Videogiochi 3D, quanto sono pericolosi?

Il Game Boy prima, il DS negli ultimni anni, quella consolle portatile che tiene incollati i bambini alla sedia al ristorante, in macchina... l'avete sicuramente presente.
Il 26 febbraio in Giappone e a marzo nel resto del mondo, sarà lanciata la nuova versione, Nintendo 3DS - che permette una visione tridimesionale senza l'uso degli occhiali appositi -.  
Ma prima ancora di allora, Nintendo ha una cosa da dire a proposito della sua nuova versione della consolle e lo scrive sul suo sito: in sostanza i bambini dai 6 anni in giù devono giocare solo in modalità 2D (selezionabile) poiché esporre gli occhi a immagini in 3D per un lungo periodo può avere effetti negativi sulla loro vista, che è in fase di sviluppo. Nintendo suggerise comunque a tutti di  non abusare della console, suggerendo una pausa ogni 30' di gioco.

Un avvertimento che fa riflettere. In sostanza l'uso di queste macchine rischia di essere pericoloso se l'uso è prolungato. E l'uso, ahimè, per esperienza, è prolungato in molti casi.
Ma la riflessione è anche un'altra: la usano bambini sotto i 6 anni? Genitori, questo è davvero normale?
Lasciare un bambino di 5 anni incollato ad una sedia, immerso in un mondo virtual e asociale?

22 dic 2010

Fa freddo: c'è un naso rosso... contro l'indifferenza!

Miloud Oukili con i ragazzi di strada di Bucarest
Amici, vi chiedo di dedicare pochi istanti del vostro tempo per leggere queste righe.
"Un naso rosso contro l'indifferenza" è l'iniziativa di solidarietà con cui l'associazione Parada Italia presta aiuto ai ragazzi di strada di Bucarest. Quelli immortalati nell'omonimo film, il lungometraggio di Marco Pontecorvo che racconta la cruda storia vissuta da Miloud Oukili, un giovane clown franco-algerino, che ha portato nei sottosuoli di Bucarest - dove vivono in condizioni durissime questi ragazzi - la sua arte, disvelando così al mondo questa realtà.

Cosa fa Parada.
La mission di Parada Italia è dare sostegno e strumenti d’intervento per garantire un futuro ai bambini e giovani di strada. Parada, inoltre, cerca di coinvolgere la società civile tutta affinché diventi portavoce dei valori quali il rispetto e l’apertura alla diversità, che sono alla base della nostra filosofia. Opera attraverso una rete capillare di volontari su tutto il territorio nazionale, i quali organizzano  progetti personalizzati, esperienze artistiche residenziali, laboratori artistici, tournée: ogni anno circa 20 città, 100 scuole, 150 famiglie e 80.000 persone in Italia vengono coinvolte nel progetto.

Premio per la Pace.
Il 14 dicembre 2010 il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni all'Auditorium Gaber di Milano ha conferito a Parada Italia il Premio per la pace, perchè “impegnata da oltre dieci anni per il riconoscimento dei diritti dell'infanzia negata, a Bucarest e in Italia; l'associazione è stata tra i pionieri nell'intervento a favore dell'infanzia emarginata di Bucarest, con il merito di aver fatto conoscere all'opinione pubblica internazionale la situazione dei bambini di strada rumena, attraverso la campagna Un naso rosso contro l'indifferenza”.

Emergenza freddo
In questo freddo Natale i ragazzi che ancora sono in strada a Bucarest hanno bisogno di aiuto.
Con altre associazioni Parada si sta attivando per distribuire generi alimentari, coperte e vestiti. Ma i fondi a disposizione sono scarsi: serve aiuto!
Vi chiedo di pensare ad una donazione. Potete fare un bonifico o un versamento a Parada:
- bonifico bancario intestato a Parada Italia c/c 117354 di Banca Etica 
IBAN IT22 X050 1801 6000 0000 0117 354 
ABI 05018 CAB 01600 CIN X 
intestato a Parada Italia
- versamento C/C postale c/c postale n. 70746839 intestato a Parada Italia
Il bel video che in pochi minuti descrive questa storia di solidarietà:




 Altre informazioni: www.parada.it

11 dic 2010

Natale, festa immorale

Orgia dello spreco, abbuffata d’egoismi, fiera dell’inutile, celebrazione del consumismo. Ma soprattutto parata della menzogna e dell’ipocrisia.

Ecco cos’è il Natale.
Niente buonismi. Siamo sinceri. Di cristiano il Natale non ha più nulla, da un pezzo, e non si affanni nessuno ad accorrere in suo soccorso, predicandone i significati e mostrando per quante persone invece è ancora e davvero una festa religiosa.
L’abete addobbato è il simbolo, Babbo natale il messaggero, i grandi magazzini il luogo della sua celebrazione.
Natale è triste nella menzogna in cui è stato trasformato. Triste perché la maggioranza delle persone si accodano per vivere un momento di consumo con la maschera della fede, che poi durante l'anno per i più finisce in soffitta.
Triste per il tardivo e opportunistico risveglio delle coscienze, che induce all’obolo facile, all’adozione a distanza, alla buona azione sotto casa. Una volta all’anno.

Non mancano on line gli esempi di quanto questa festa come quelle correlate abbiano un senso puramente materiale.
Un esempio. Santa Lucia non conosce crisi – scrive il quotidiano Bresciaoggi -. Per la festa più amata dai bambini locali non si bada a spese, si fa di tutto per soddisfare le richieste.

    "Per la festa di Santa Lucia spendiamo uno sproposito, ma è anche l'unica vera occasione in cui facciamo i regali ai nostri figli - racconta una mamma 36enne -. Quest'anno abbiamo speso circa 200 euro a testa”.
    Un’altra madre racconta: “Il budget che abbiamo messo a disposizione è di 80/100 euro a bambino, tanto poi i parenti li riempiranno di una miriade di altre cose”.

    "Abbiamo riempito di doni il sottotetto di casa - racconta un’altra mamma, insegnante 37enne -. Di solito mi occupo io di scegliere i regali ma alla fine mio marito non resiste alla tentazione e aggiunge qualcosa per cui la mattina del 13 ci troviamo letteralmente invasi dai giochi".

Un'immagine meravigliosa, che evoca in ciascuno ricordi unici e speciali. È il commento della giornalista, che tra l’altro nel suo pezzo non si risparmia di nominare questa e quella marca di giocatoli, questo e quel negozio, quasi uno spot camuffato. E poi finalmente viene al nocciolo della questione:

    Soddisfatti i commercianti, concordi nell'affermare che "la crisi c'è, ma non riguarda i bambini”.

Non è affatto una immagine meravigliosa.
Intanto in passato i regali erano unici, e non una carrettata (che in parte resterà a lungo in un armadio). Non sono affatto meravigliosi lo spreco e la rincorsa al consumo.

8 dic 2010

La musica dell'amore

(Foto di Ario Wibisono via boston.com)
La musica dell'amore. Questa immagine è stata ripresa nel villaggio di Tenganan a Bali - Bali Aga in lingua locale - nella zona est dell'isola.
Un uomo suona il suo bambù per intrattenere un bambino disabile.

9 nov 2010

Il Grande Uomo

Cambiamento come crescita, dicevamo nel post “Fai la cosa giusta”.
Osservato da un’altra prospettiva, il più profondo cambiamento che sperimenta un bambino nel tempo è la perdita della sua purezza.

La purezza. Cos’è la purezza? E’ l’innocenza del pensiero e del gesto. Il fare naturale e spontaneo, non mediato, il fare in sé.
L'innocenza sta nelle prime domande che da bambini poniamo, nel cuore e nella mente aperti, nella osservazione meravigliata degli occhi spalancati, nello sguardo assorto e fantasticante.
Nello spirito del principiante.
L’innocenza e la spontaneità dei bambini emergono spesso con tutta forza nei loro disegni, il tratto non addomesticato ed edotto, ma diretto, gli oggetti buttati giù senza prospettiva, senza coerenza necessaria, i colori che si picchiano... come farebbe un pazzo insomma. Non una prova di abilità né una ricerca di stile ma pura espressività.
I bambini sono spontanei perché sono totalmente immersi in quel che fanno, nei loro gesti, nei quali il loro stato d’animo si esprime completamente. Senza finalizzazioni che non siano il puro piacere di esprimersi.

Gli adulti no. Gli adulti esibiscono e usano abilità complesse, mediano esigenze, ottimizzano risorse, sono efficaci, finalizzano i loro gesti a risultati strutturati. Vogliono arrivare da qualche parte e ottenere un effetto.
Non sono principianti ma… “professionisti della vita”.

Un nuovo debutto. Mi piacerebbe tornare dilettante e principiante per riassaporare il piacere del fare in sé, debuttare di nuovo sul palcoscenico della vita godendo dei miei pensieri, delle emozioni e dei gesti senza pensare al risultato.
Non è un desiderio di fuga dalla realtà, ma una passione, passione per la vita in sé, non per la prosa che la descrive ma per la poesia che la accenna senza misurarla.
Tornare ad avere lo spirito del principiante, pieno di poesia, di sentimento per sé. Tornare ad essere illuminato dalla luce della inesperienza che ci mostra il mondo per quel che è e non per quel che vogliamo che sia.
Il Grande Uomo è colui che non perde il suo cuore di bambino...

20 ott 2010

Miloud, il clown che salva i bambini di strada

Un barbone saggio che sogna di fare il clown... anche lui ha fatto la raccolta dei ragazzini. In 12 anni ha salvato bambini dalla morte, non di fame, ma dalla morte per indifferenza.
Non c'è bisogno di miseria materiale, basta quella dello spirito, che può avvolgerci anche qui, nelle nostre opulente città, dove di indifferenza per il futuro dei bambini ne vedo a iosa.

27 lug 2010

Scoppia una guerra? Bene, benissimo...

Com’è difficile distrarre i bambini dalle calamite della tv! In casa mia il “tubo catodico” è bandito dalla cucina e da ogni stanza che non sia la sala, e anche in sala ha vita dura, durissima. Certo attrae l’attenzione dei bambini, incantandoli. Puah!
In queste sere abbiamo cenato in sala e in un paio di occasioni la tv era accesa… mio Dio, correre ai ripari, ma senza spegnerla, semmai mettendo in campo qualcosa di più attraente, una storia, una storia vera. Così, chissà perché, partendo da Garibaldi (“quale è l’eroe che ha una statua in ogni città italiana?”) siamo risaliti di guerra in guerra fino alla caduta del muro di Berlino.
Attenzione e fascinazione! Insomma: racconti 1 - tv 0.
Ma non è questo l’argomento. Alla fine naturalmente si sprecavano le domande, sui perché di questa e quella guerra etc etc.
Ho provato a fare loro una domanda: c’è qualcuno che è contento se scoppia una guerra?
A loro ho dovuto dirlo ma voi lo sapete bene.
Il Rapporto Annuale di un paio di anni fa di Amnesty International sullo stato dei diritti umani parlava anche di armi e di bambini, rilevando che c’è una inquietante disomogeneità delle disposizioni che disciplinano le esportazioni di armi da guerra e delle piccole armi ad uso civile.

Le armi leggere e di piccolo calibro come fucili, pistole, munizioni ed esplosivi sono le più diffuse nelle guerre in cui i bambini sono utilizzati come soldati.
Il commercio di queste armi non rientra nell'ambito della disciplina della Legge 185/1990, che contiene severe norme procedurali per l'esportazione, l'importazione ed il transito di armi ad uso bellico verso paesi terzi, ma in altra legge (110/1975) che diversamente non pone limiti alle esportazioni in base stato dei diritti umani del paese importatore e del coinvolgimento del quel paese in conflitto. L'Italia può vendere armi leggere a privati o governi di paesi in cui persone con meno di 18 anni partecipano alle guerre come parte di eserciti o di gruppi armati. Quali paesi reclutano bimbi per le guerre? Burundi, Filippine, Repubblica Democratica del Congo Ciad, Colombia, Nepal, Uganda e Afghanistan.

Tra 2002 e il 2007, l'Italia ha autorizzato l'esportazione di armi leggere e di piccolo calibro verso privati o governi di Filippine per € 7.169.863, Afghanistan per € 3.189.346, Colombia per € 1.027.196, Repubblica Democratica del Congo per € 179.582, Nepal per € 18.321, Uganda per € 10.088, Burundi per € 9.017, e Ciad per € 1.756.

E i commerci clandestini quanti saranno?

23 mag 2010

La tv, ignorala!

Riesco ad ignorare la tv con una nonchalance che fa invidia a qualcuno ma che ai più non è comprensibile.
Come puoi non guardarla? Non hai la parabola? Ma come... Italia1 non si vede?

La nonchalance è l'arte di fare una cosa strana come se fosse normalissima. La sostanza è farla perché ci credi.
Io credo che la tv sia uno degli elettrodomestici più dannosi e sono convinto che se ne possa tranquillamene fare a meno. Non dico di buttarla fuori di casa, potreste colpire qualcuno e procurarvi seri guai... ma se resta accesa più di un’ora al giorno mi viene da pensare.

La tv non... La tv non consente interazione, la tv non è socializzante.
Ma quel che è peggio, è il più invadente dei mezzi di comunicazione e ci vomita nell’intimità del nostro focolare domestico camionate di melmosa banalità.
In più, può portarci a sbiadire la percezione della realtà concreta, a fare del “visto in tv”, della finzione e della esagerazione, la realtà a cui ci affidiamo.
La tv come media ha una regola elementare che tende a rispettare rigorosamente: come mass media rivolge i propri messaggi ad un pubblico il più ampio possibile, e questo avviene mediando tutto, semplificando tutto, essendo convenzionale. Quanto più la soglia di comprensione critica è abbassata, tanto più i messaggi passeranno facilmente, il pubblico sarà più ampio. Se la tv riesce a sdoganare la pochezza, la volgarità, la menzogna… il gioco è fatto: se lo fanno o lo dicono in tv allora in qualche modo va bene.
La tivù può svuotare la personalità di chi vi si affida e generare un inconsapevole “rilassamento intellettivo”, chiamiamolo così.

La tv "per i bambini"?
Per i bambini – che stanno strutturando la propria personalità e sono fortemente influenzabili - la tv è un vero orco, potenzialmente almeno. Cosa vedono in tv i bambini, o meglio cosa colgono?
Esempi, esempi di vita. Vita simulata ma incredibilmente attraente. Esempi spesso negativi, spesso finti, spesso mendaci, modelli non adeguati all’età: qualche sera fa ho visto Pupo con un bambino vestito da adulto che scimmiottava i cantanti adulti, seguito da una band di bambini che facevano altrettanto. Bravi, bravissimi a suonare ma impostati su un modello che appartiene ad un’altra età.

La tv sta meglio... L’esposizione prolungata ai programmi televisivi ruba tempo al gioco e induce i bambini a ripetere schemi stereotipati che come tali inibiscono la loro creatività.

La tv sta meglio spenta.

18 mar 2010

La violenza sui bambini: sai davvero cos'è?

L’abuso, di per sè fatto odioso, quando colpisce i bambini diventa insopportabile. Si tratta, a mio avviso, di una violenza non solo verso il soggetto che la patisce, ma verso noi stessi: colpire un bambino equivale a colpire la nostra intimità nativa, la nostra infanzia. Ed è un colpo anche al nostro futuro: un bambino che ha subito abusi sarà facilmente un adulto capace di compiere abusi a sua volta.
Attingendo da varie fonti, ecco alcune informazioni che ritengo utile contribuire a diffondere.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO) nel 2002 presentò a Bruxelles il "Primo rapporto mondiale su violenza e salute", l’idea era quella di sposare la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e andare più in là, affermando che la violenza è un problema di salute pubblica mondiale di importanza capitale.
Che ha conseguenze sulla salute (alcol, droga, fumo, disturbi alimentari e del sonno, malattie sessualmente trasmesse), che però è prevenibile e non certo inevitabile status della condizione umana; che deriva interazione di fattori individuali, familiari, comunitari e strutturali; che le politiche di salute pubblica basate sulla prevenzione possono diminuire la violenza.
La novità culturale del rapporto fu stabilire che le turbative dell’infanzia non sono dovute al caso, esiste semmai una inoppugnabile relazione tra la cultura di un popolo e quanto è considerato legittimo e corretto fare da parte degli adulti.
«Per maltrattamento all’infanzia – secondo la definizione dell’OMS - si intendono tutte le forme di cattiva cura fisica e affettiva, di abusi sessuali, di trascuratezza o di trattamento trascurante, di sfruttamento commerciale o altre, che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo o la sua dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, di fiducia o di potere».
Comportamenti intenzionali o meno poco importa. Le forme di abuso che riguardano l’infanzia sono diverse e diversamente colpiscono chi le subisce.

Le principali forme di abuso
> trascuratezza: grave e/o continua mancanza di cure nei o insuccessi in alcune importanti aree dell’allevamento che determinino un danno significativo alla salute o allo sviluppo
- maltrattamento fisico: danno causato da aggressioni fisiche, prepotenze, punizioni corporali o gravi attentati all’integrità fisica e alla vita.
- maltrattamento psicologico: pressioni psicologiche, i ricatti affettivi, il rifiuto e l’indifferenza, lo spregio, e ogni comportamento che limita lo sviluppo di competenze cognitivo-emotive fondamentali come l’intelligenza, l’attenzione, la percezione, la memoria.
- abuso sessuale: coinvolgimento di un minore in atti sessuali, anche senza contatto fisico (il bambino, in ragione del suo sviluppo pscicofisico non completo, non può liberamente acconsentire e l’adulto è palesemente preminente), lo sfruttamento
sessuale di un bambino o adolescente, la prostituzione infantile e la pedopornografia.
Ma attenzione anche a forme meno convenzionali e forse in espansione: riduzione in schiavitù e l’emarginazione prodotta dall’immigrazione clandestina.
Hanno effetto di abuso inoltre i comportamenti maturati in ambito familiare deviati, come l’alcolismo, la tossicodipendenza dei genitori, le malattie psichiatriche, la violenza assistita su persone che costituiscono un riferimento affettivo (es. i maltrattamenti del padre sulla madre).
Altre forme più sottili recentemente avvalorate sono la trascuratezza emozionale (comportamenti reattivi che comportano calunnie, critiche, svalutazioni) e l’abuso emozionale. Quest’ultimo si concretizza in una relazione inappropriata stabile, dove i confini con il giusto comportamento sono labili (secondo una definizione sono tipizzabili come segue: “indisponibilità, trascuratezza, non responsività emozionale; qualificazioni negative e mistificanti del bambino; interazioni con il bambino inappropriate o incongrue rispetto alla fase evolutiva; mancato riconoscimento e mancata consapevolezza dell’individualità del bambino e dei confini psicologici; mancata promozione dell’adattamento sociale del bambino”).
L’abuso emozionale è subdolo e particolarmente pericoloso perché i genitori che ne sono protagonisti generalmente non ne sono consci.
Indipendentemente dal tipo, l’abuso produce patologie. E poiché si manifesta prevalentemente nella famiglia, tale comportamento è facilmente cronico, sicché il danno rischia di essere grave e può manifestarsi anche dopo anni. Formano, tra l’altro un nuovo genitore a sua vola abusante.

30 gen 2010

La Freccia Azzurra, colpisce il cuore di bambino

Quanto è antipatico quello Scarafoni, vero?
Pulcioso che specula su ciò che di più caro hanno a Natale i bambini, i sogni! Ah, che pernacchie si è preso, tutte le volte, senza pietà, dai miei figli alla fine, quando rincorre con affanno i soldi che si spargono per la strada.
La Freccia Azzurra (Enzo D'Alò, 1996) è uno dei cartoni d’atmosfera più magici che abbia visto, discreto e intimo, così vicino al cuore onirico dei bambini. Sì, colpito al mio cuore di fanciullo dal dardo turchese ho riprovato l’emozione magica del Natale così come la provavo, nell’attesa, da bambino.

Scarafoni (la voce è di Dario Fò) è un commerciante di giocattoli, un palancaio senza cuore che fa ammalare la Befana per mettersi in campo in prima persona all’Epifania e vendere i giocattoli ai soli bambini abbienti. Ruba la magia della festa e sarà punito.
Francesco si incanta davanti alla vetrina del negozio per un trenino azzurro, la Freccia Azzurra, lui orfano di un ferroviere. Quanto vale per lui quel giocattolo?

Il cartone è da vedere, anche se le feste sono passate: seguite i giocattoli che nella notte innevata girano per le strade al seguito del trenino per ovviare all’assenza della Befana ammalata e recapitare se stessi ai bambini che sognano nella città assopita.
Il film ha momenti delicati e ammalianti, sottolineati da voli di fantasia e dalle musiche di Paolo Conte. Anche qui la mano di D’Alò che ha saputo trarre l’incanto della fiaba di Gianni Rodari - da cui la storia è tratta – mantenendone i significati: solidarietà, importanza del gioco.