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17 feb 2012

Salvezza o cappio al collo?


L’Europa non è una nazione, le manca lo spirito e il sentire comune, più che le affinità storiche e culturali, certo talvolta pure sfumate. Però gli italiani sono sempre stati il popolo, tra quelli europei, più europeista di tutti, salvo risvegliarsi col mal di testa dopo gli attacchi subiti dal nostro sistema finanziario negli ultimi mesi di crisi.
Dietro di noi sta la Grecia, in affanno concreto, alla quale arriveranno aiuti perché alla fine francesi e tedeschi lo consentiranno.
Generosi vero?
Macchè. L’Europa è un mercato e le economie più deboli sono prede del neo colonialismo, che non richiede interventi militari perché gli basta il ricatto. Come quello che la Grecia subisce: avrai il prestito se comprerai armamenti tedeschi. Risultato, il 3% del PIL greco – alla faccia della crisi – bruciato in armi, con grande sollazzo dei produttori tedeschi che trasformano le tasse dei greci in propri dividendi. I quali disinteressati produttori, stiamo ne certi, alle banche come al governo, a Natale faranno arrivare qualche panettone in più.
Di chi è quindi la Grecia?  Chi la Governa davvero?

18 nov 2011

Mario Monti novello Robin Hood?

Mario Monti è in una posizione privilegiata e poco invidiabile nel contempo.
In un momento quasi drammatico per la nostra economia, e di conseguenza, per il benessere e la salute pubblica, Mario Monti si trova nella poco invidiabile posizione di chi deve mettere le mani nelle tasche degli italiani imponendo loro sacrifici anche notevoli, senza avere la certezza che questo basterà a risollevare le sorti del Paese o almeno a mitigare le conseguenze di una pesante crisi che di fatto è internazionale e di sistema. Il neoliberismo e l’unione europea, infatti, lungi da tenere in equilibrio i sistemi economici dei paesi occidentali, stanno creando più grandi disparità, soprattutto nei paesi le cui economie sono ricche di contraddizioni come quella italiana (livello della spesa e debito pubblico, crescita asfittica, evasione fiscale enorme, classe politica in scacco per pesanti conflitti di interesse conclamati e sitribuiti a più livelli…).
E’ tuttavia in una situazione privilegiata poiché i problemi dell’Italia mai come ora devono essere affrontati di petto, e se saprà risolverli Monti diverrà una figura di grande rilievo per questo Paese, riuscendo dove nessuno è mai riuscito (azzeramento del debito pubblico in primis) e – soprattutto – dove mai nessuno ha voluto puntare. Nessun governo infatti ha mai agito per questi scopi e la classe politica ha attinto alle risorse del Paese per rinforzare la propria posizione, distribuendo prebende (appalti, privilegi…) in cambio di potere.
Ora tocca a Mario Monti: da dove iniziare?
Napolitano è stato accusato di “golpe” avendo indotto Berlusconi a lasciare per sostituirlo con chi non è mai stato votato da nessuno. Ma non è così. Perché Berlusconi non aveva più i numeri e da un pezzo (gli ultimi se li era comprati) ed era inviso oramai anche ai suoi, oltre che alla maggioranza degli italiani che, prima di disapprovarne le scelte politiche, inorridiscono per la moralità impalpabile del personaggio.
Ora Monti ha un compito difficilissimo. Non perché il Paese che non l’ha votato non lo vuole, tutt’altro, ma perché le sue scelte dovranno avere il voto di una composita maggioranza di opposti, nella quale ci sono anche interessi – quelli di Berlusconi ad esempio – lontanissimi da quelli del Paese.
Da dove deve iniziare Mario Monti?

23 ago 2011

Berlusconi e Bossi kaputt... chi colmerà il vuoto politico?

Bossi e Berlusconi...kaputt?
In Italia si sono avvicendati, nell’ultra cinquantennale periodo repubblicano, moltissimi governi, alcuni rimasti in carica pochi mesi.
La tendenza è cambiata e ora ne abbiamo uno che dura da un pezzo e pare essersi blindato quanto basta – dopo l’ultima scilipotiana campagna acquisti – per durare fino a fine legislatura. La maggioranza, dilaniata da beghe interne, regge, il ricatto leghista e la vulnerabilità giudiziaria del premier sono per assurdo la garanzia adeguata.
La stessa pesante crisi economico-finanziaria che ha colpito (non solo) l’Italia, concorre a legittimare il Governo Berlusconi, chi se la sente di farlo cadere proprio ora?
Non fa vacillare il Governo nemmeno la durissima reprimenda pubblica del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, pronunciata a Rimini al Meeting di CL:
"La maggioranza dominata dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea ha esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni”.
Il messaggio è durissimo: il Presidente della Repubblica dice in sostanza che il Governo ha ingannato i cittadini su una questione di vitale importanza, se non si dimette dopo questa accusa, Berlusconi non lo farà mai e dobbiamo attendere solo che il cielo lo chiami a sé.
Eppure le condizioni politiche per mandarlo definitivamente a casa ci sono. Roberto Weber, presidente dell’istituto SWG, ha fatto previsioni devastanti per la maggioranza:
"Se si votasse in questo momento, il Pdl non prenderebbe più del 22-25%, mentre la Lega si attesta tra il 7% e il 9%”.
Un terremoto politico-elettorale che si abbatte sul centrodestra. Ma non può stare tranquillo nemmeno il centrosinistra.
I partiti di opposizione tengono perché guardano ai propri serbatoi di consensi e anche perché perdura la chiave anti-berlusconiana (punto sul quale Bossi ci sta mettendo del suo). Il Partito democratico si attesta attorno al 25% e molto probabilmente sarebbe la prima forza in caso di elezioni, anche perché gli scandali come quello di Penati sono molto sfumati”.
Ma che si possa verificare un terremoto politico emerge da un’altra considerazione, la più importante. Il Paese è distantissimo da questa classe politica e ne farebbe volentieri a meno
C’è una grande indecisione e quindi un'ottima possibilità di successo per chi scegliesse di entrare in campo".
Luca Cordero di Montezemolo come anche il Terzo Polo (“…che alle ultime amministrative è andato benissimo nelle città piccole - tra il 14 e il 19% -. Con Montezemolo leader potrebbe arrivare tranquillamente sopra il 20%" dice Roberto Weber).
Ma come anche forze politiche nuove, espressione della società civile, che tuttavia se esistono, paiono non andare oltre ai grillini in questo momento. Con disappunto per i cittadini che vogliono il rinnovamento guardando a sinistra, senza trovare nulla di nuovo, né leader né idee, né piani.

18 ago 2011

La grande chance

Luca Cordero di Montezemolo
E’ tempo di crisi economica. Crisi finanziaria ed economica, che sta accompagnando l’estate degli italiani e degli europei, ma forse sarebbe meglio dire del 20% di cittadini mondiali che detengono l’80% delle ricchezze del pianeta: gli altri non la sentono, vivono in una situazione – la povertà, anche assoluta – che rende quasi silenziosi questi passaggi a vuoto della economia mondiale.
Questa crisi, che ci deprime, ci preoccupa, è per assurdo, una grande chance, l’opportunità di aprire ad un grande cambiamento.
Le crisi economiche sono pericolose perché – la storia lo insegna – rischiano di portare ad irrigidimenti della politica, a scontri, guerre, totalitarismi. Le democrazie occidentali sono abbastanza mature per scongiurare questi pericoli?
Non ne sono sicuro, ma la domanda è: sono capaci gli uomini che governano queste democrazie di approfittare della stringente emergenza per ridefinire il perimetro e le regole dell’economie nazionali e sovranazionali?
Guardiamo alla classe politica italiana: la risposta è no! L’economia italiana non si sviluppa ma i suoi fondamentali sono abbastanza solidi, il sistema bancario pare esserlo, quello industriale anche. Quello politico no, è la tarma che nei decenni ha sfilacciato il sistema paese. Dopo lo smantellamento della classe politica della Prima Repubblica, agli uomini di stato che avevano comunque un profilo alto, si sono sostituiti gli attuali parvenu, rincalzi con istinti spartitori e famelici che nella maggior parte dei casi hanno peggiorato la situazione, mancando di un profilo politico e morale adeguato. Oltre che di conclamate capacità nell'amministrare la cosa pubblica (che non è come gestire la fabbrichetta).

Spazzarli via.
Non rimane che prendere atto che questa classe politica va cancellata, dal basso e dall’alto. Nomi nuovi, capacità nuove. Senza preclusioni di sorta. Ma partendo da pochi assunti, onestà, moralità, contegno, capacità amministrativa e soprattutto equità.