Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

29 gen 2012

Dialogo tra donne in crisi

Oggi ho sentito due donne over 40 dialogare sulla condizione della donna. Anna e Simona, le chiamerò così, hanno fatto un discorso che suonava pressappoco così:

A: “Sai… noi donne siamo definitivamente cambiate. Gli uomini non l’hanno capito…”
S: “Gli uomini non ci hanno mai capito a dire il vero!”
A: “Sì ma ora stiamo messe peggio: non ci piacciamo più. Abbiamo bisogno di sembrare eternamente giovani, sempre  efficienti. E sai perché?”
S: “No, perché?”
A: “Perché prima eravamo al massimo in competizione tra noi, sai com’è… ma da un pezzo ci siamo messe a sfidare noi stesse per sfidare gli uomini!”
S: “Non ho capito…”
A: “Ma sì… tu che hai fatto? Ti sei laureata, mica ci stavi a prendere il diplomino di segretaria o a stare casa a cucinare per l'amoruccio tuo no? Bisognava diventare avvocato, commercialista, responsabile di un qualche cosa in una qualche azienda…no?”
S: “Beh, perché no?”
A: “Sì sì… chi dice di no! Io che faccio, la manager no?”
S: “Eh, e non sei contenta?”
A: “Ufficialmente sì, ma a dirla tutta un cacchio! Mi sento una vittima…”
S: “Vittima de che?”

24 mag 2011

E' confermato, alle donne piace bello e tenebroso

James Dean, icona di genere
Il mito del bel tenebroso ha un fondamento scientifico. Celebrato dal cinema e dalla letteratura, l’uomo tenebroso, con l’aria vagamente inquieta, meglio se bello naturalmente, ha molte più possibilità di piacere alle donne a prima vista.
Uno studio della University of British Columbia ha analizzato questo fenomeno in termini sociologici. Il risultato non costituisce una grande scoperta ma semmai la riaffermazione di quanto già sappiamo, il durevole mito del bad boy, che trova riscontro in decine di personaggi iconici del cinema soprattutto.
Lo studio - pubblicato da Emotion, il giornale on line dell'American Psychological Association - ha preso in considerazione le espressioni non verbali di uomini e donne, riscontrando forti differenze nella attrazione che queste provocano nell’altro sesso.
Pochi studi avevano esplorato le relazioni tra emozioni e attrazione e questo evidenzia una marcata differenza nella reazione di uomini e donne.
Mentre mostrare un viso sorridente è considerato essenziale nella interazione amicale, uomini e donne rispondono in maniera diversa davanti ad un sorriso. 1000 persone aderenti al test hanno dato un rating  all’appeal sessuale a prima vista (first sexual impression) di centinaia di immagini di persone del sesso opposto mostranti diversi stati emozionali, ampi sorrisi, gesti di orgoglio, di vergogna.

Risultato? Le donne sono meno attratte dagli uomini che sorridono, preferendo quelli che si mostarno orgogliosi e sicuri. Al contrario i maschi preferiscono donne dall’aspetto sorridente.
Gli autori dello studio commentano il risultato ricordando che queste reazioni hanno un background culturale modellatosi in migliaia di anni. Ad esempio, le donne sarebbero più attratte da uomini con un aspetto orgoglioso perché questo dimostrerebbe competenza e capacità a provvedere per la partner e la prole.
L’espressione orgogliosa accentua i tratti mascolini dell’uomo. Ci sono poi associazioni consolidate nel tempo, come quella che l’espressione gioiosa sia tipicamente femminile.
Norme e valori che nella cultura occidentale si sono stratificati e consolidati nel tempo evidentemente. Così si spiegherebbe anche perchè entrambi i generi preferiscano una espressione di vergogna. La vergogna mostra la consapevolezza dei limiti e delle norme, e questo genera fiducia.

Quindi, siccome la prima impressione è quella che conta, se state cercando una donna, seguite subito questo consiglio: rimuovete la foto del vostro profilo di Facebook, quella in cui apparite con un sorriso solare. E’ il motivo per cui fino ad ora on line le donne vi hanno snobbato.

17 feb 2011

La classifica dei peccati secondo il Monsignore

Monsignor Giacomo Babini è il vescovo emerito di Grosseto.
Lo diciamo subito per togliere ogni suspance, è lui che in merito alla manifestazione che ha portato in piazza centinaia di migliaia di donne senza vessilli di partito, ha detto (sito Pontifex.it):
“Senza mezzi termini dico che é stata una cosa politica, contro una persona, Berlusconi, e non una manifestazione per la libertà, ma quale bischerata ci vengono a dire queste; é stato un controsenso vivente, una cosa innaturale e illogica. Quello era nella maggior parte dei casi, un concentrato di abortiste, libertine e divorziste, dedite alla più  scatenata libertà sessuale e ora protestano. Ma che fanno, contestano il mondo stesso che seguono, la loro logica di vita? Capirei se fossero andate tutte in convento e agli esercizi spirituali, ma si dicono scandalizzate coloro che del corpo hanno fatto una bandiera, siamo davvero messi male… Era un corteo anti Berlusconi. Che lui ci metta del suo é chiaro, ma che queste donne facciano le verginelle oggi mi pare esorbitante ed ipocrita, una cosa che non ci sta. In quelle piazze vi erano quelle della pillola del giorno prima, del giorno dopo, del divorzio, dell'utero é mio e ora si lamentano di un gruppetto che veramente ha deciso di mettere in pratica quello che vogliono, ma siamo matti… meglio andare in campagna coi figli".
Caro Monsignor Giacomo Babini, censurando un milione di scelte con queste sue dichiarazioni lei sì ci fa una figura da bischero e da ipocrita. Intanto, con una tecnica di comunicazione vecchia come mio nonno, lei fa di tutta l’erba un fascio identificando un milione di donne con quelle che con spregio lei chiama “un concentrato di abortiste, libertine e divorziste, dedite alla più  scatenata libertà sessuale” e “quelle della pillola del giorno prima, del giorno dopo, del divorzio, dell'utero é mio”: bene o lei le conosce tutte, e non dovrebbe, oppure il suo è un misero atteggiamento pregiudizialmente e indistintamente polemico e critico nei confronti di chi non la pensa come lei.
Dando a tutte delle libertine, mignotte diciamo pure, fa confusione con i suoi desideri repressi oppure mostra segni d’età: quelle del “gruppetto che veramente ha deciso di mettere in pratica quello che vogliono”, cioè le meretrici che a suon di migliaia di euro (e non per fame certamente) hanno venduto il loro corpo, non hanno ideali e non vanno in piazza e nemmeno sul grande raccordo anulare, ma a casa di un vecchio miliardario cattolico in procinto di divorziare (le donne niente divorzio gli uomini sì?) a spillargli quattrini esercitando, loro sì, il mestiere più antico del mondo, verso il quale anche Gesù Cristo ebbe pietà e perdono... non so se il nome di Maddalena le ricorda qualcosa (appunto i segni dell’età…).
Che poi la manifestazione fosse contro la mancanza assoluta di rispetto e di ritegno morale testimoniata dalla seconda carica dello Stato, non v’è dubbio, chi l’ha nascosto?

Per peggiorare la sua situazione, il Monsignore censore se l’è presa anche con gli omosessuali. Alla domanda (veramente sciocca e servile) se sia più grave eticamente peccare in lussuria secondo natura, con donne, o con uomini, risponde:
"Certamente il secondo caso… trovo sgradevoli ed ipocrite le critiche di chi, anche in politica, segue abitudini sessuali contro natura, ossia va con uomini. Meno grave eticamente peccare seguendo la natura che contro la natura e violentarla con la omosessualità, siamo nell'eresia”.
E se così è su quale rogo ha chiesto di bruciare i preti pedofili omosessuali (omosessuali, primo peccato secondo il Monsignore, e pedofili, secondo peccato, e questo per tutti!)… perché non la ricordiamo come quotidiano e indefesso paladino vociante contro questa vigliacca ed ipocrita subdola violenza, nonostante la frequenza con la quale la pedofilia omosessuale emerge dentro la Chiesa.
“La omosessualità praticata é una forma eretica e contraria al diritto naturale, violenta la natura e rende difficile, salva la misericordia di Dio, la entrata nel Regno dei Cieli. Pertanto credo che siamo nelle mani di manipoli di moralisti a buon prezzo, da quattro soldi, pronti a giudicare gli altri  dimenticando i propri difetti. Il cattolicesimo non é moralista per nulla. Se vuole la mia, Berlusconi é molto, ma molto meno colpevole degli altri, specie di quella gente che era in piazza, un trionfo di iprocriti".
Riassumiamo quindi la “classifica peccatorum” del Monsignore, la Top Five dal basso verso l’alto, come nelle migliori hit parade:
fuori classifica - pedofilia maschile talvolta togata
5 - prostitute escort
4 – “prostitute” quotidiane: mogli, madri e sorelle
3 - divorzisti e abortisti
2 - omosessuali
1 – ipocriti (al netto di Berllusconi)

PS: bellino il sito Pontifex.it che si definisce “blog cattolico non secolarizzato” con claim “la verità è nella tradizione” (chissà se l’Inquisizione fa parte della tradizione), nella cui home page campeggiano “non secolarizzati “ banner che, come potete vedere nell’immagine, pubblicizzano siti di incontri, donne sexy etc… che potrebbero per coerenza filtrare.


6 feb 2011

Le mutilazioni sessuali, una barbarie

Il silenzio copre barbarie che non diremmo. Vengono alla luce veri orrori, figli di ignoranza e sopraffazione, che nel terzo millennio sono insopportabili.
In Italia, ogni anno ci sono 2000-3000 bambine a rischio di essere infibulate (infibulazione: dal latino fibula, spilla). Lo denuncia Aldo Morrone che dirige Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp). Questo fenomeno in Italia interessa 30-35mila donne.
Ma nel mondo secondo l’OMS sono non meno di 135 milioni le donne e le bambine che sono state vittime di mutilazioni sessuali.

Cosa sono le mutilazioni sessuali?
Ne esistono di vario genere. Dalla circoncisione (rimozione del cappucio del clitoride), alla escissione o clitoridectomia (eliminazione del clitoride con parziale o totale escissione delle piccole labbra: questa pratica rappresenta circa l’ 80% delle mutilazioni), alla infibulazione o mutilazione faraonica (rimozione del clitoride, delle piccole labbra e delle grandi labbra), ad altre come la foratura, incisione del clitoride e/o delle labbra vaginali, la raschiatura dell’orifizio vaginale, la immissione di erbe che contraggano la vagina.
Non c’è dubbio che questa pratica sia una barbarie, una forma di violenza sulla donna che non ha alcun senso ed è inaccettabile sotto qualsiasi profilo, medico, culturale, religioso, umano soprattutto.
L’operazione è fatta anche in gruppo, come iniziazione. La bambina viene immobilizzata e tenuta a gambe stese; gliattrezzi utilizzati sono i più incredibili: forbici, rasoi o frammenti di lattine, vetro.
A mutilazione è effettuata – sovente senza anestesia - vengono applicate paste fatte di erbe, uova, cenere, letame,  latte, ritenute cicatrizzanti. L'emorragia che ne deriva è tamponata con garze o, nei casi migliori, con punti di sutura: le grandi labbra vengono ricucite con spine o filo, le gambe vengono legate fino a 40 giorni in attesa che la ferita si rimargini
Le mutilazioni molto rischiose, possono portare anche alla morte ma ancora prima determinano fortissimo dolore e shock, infezioni, taglio fortuito della vescica o dell’uretra, danni ginecologici che invalidano la riproduzione, infezioni croniche, epatiti, complicazioni durante la gestazione (bambini nati morti o con lesioni neurologiche), HIV, danni psicologici, disfunzioni sessuali, difficoltà mestruali, fistole vescico-vaginali.
Queste mutilazioni genitali femminili sono praticate spesso da altre donne, più anziane, oppure da  pseudo guaritori, talvolta da un’ostetrica o da un medico, caso questo ancora più allucinante. A seconda del luogo, sono inflitte a femmine dalla nascita all’adolescenza, generalmente bambine dai 4 agli 8anni, ma l’età media in si sta abbassando.

Amnesty International rivela che queste pratiche avvengono in 28 paesi africani. In in Somalia il 98% delle donne avrebbe subito mutilazioni genitali. Ne sono soggette però anche le genti mussulmane di Indonesia, Sri Lanka e Malesia, quelle della setta indiana dei Dahudi Bora; in Yemen, Egitto, Oman, Emirati Arabi Uniti, in Sud America in alcuni gruppi indigeni. E come detto, anche in Italia tra i gruppi di immigrati.

Perché queste pratiche?
Costumi e tradizioni (rito di iniziazione che serve per preservare il sistema tribale e l’unione sociale e politica), da identità di genere (il clitoride e le labbra sono viste come una “parte maschile” e la loro eliminazione fa spiccare la femminilità), dalla religione (un precetto religioso mussulmano, ma in effetti non esiste alcun precetto), dal mantenimento della verginità o della castità (difesa dell’onore familiare),  dall’accettazione sociale (una donna non circoncisa non può sposarsi),  dall’igiene e pulizia è sinonimo di limpidezza o pulizia e una donna non circoncisa non può manipolare cibo o acqua).

4 dic 2010

Guerra, donne, vita

Agosto 1950, rifugiata sudcoreana in fuga da Pohang
Immagini di una guerra minore, quella che negli anni ’50 si compì in Corea, inedite, rese pubbliche dall'esercito e dalla marina Usa attraverso i National Archives. Una guerra che nemmeno si studia sui libri di storia, non c’è oggi motivo alcuno di scalpore.

A me la guerra fa sempre effetto. Mi turba sebbene non l’abbia mai vissuta né sfiorata. Perché la guerra è  - oltre che orrore e sofferenza - stravolgimento di ogni certezza, abitudine, legame. Tutto diventa forse.
Di tutte le immagini che ho sfogliato, ho scelto quella che più di ogni altra mi evoca la guerra. Quella che della guerra mi dà la sensazione più satura. Non è l’immagine di un fucile, di un ferito, di un filo spinato, ma l’immagine di una donna. Giovane. Una donna qualsiasi, una popolana. Una donna per tutte le donne.

Le donne nella guerra apparentemente sono l’estraneo in un mondo di forza mascolina e violenza. Sono l’altrove.
Invece per me sono il centro ferito del mondo in guerra. La guerra si consuma attorno, anormale, foriera di lutti. Attorno alla vita indifesa di una mamma, una moglie.
Madri che perdono figli, compagne che soffrono la separazione dai propri uomini, che subiscono gli oltraggi dei vincitori, che consolano soldati e tamponano ferite. Ma anche la vita che continua, magari sola, nelle retrovie o a migliaia di chilometri di distanza, nell’attesa del ritorno, nella solitudine, nell’abbraccio protettivo e consolante per i bambini senza padri per un mese, un anno o sempre.
E speranza anche, amore, rigenerazione, futuro. Vita insomma.

Marinetti  disse che “la guerra sta all'uomo come la maternità alle donne”, ma se le donne si occupassero di politica la mediazione vincerebbe sul remoto bisogno dell’uomo di risolvere la contesa con la morte.

1 mar 2010

Gli uomini, affascinanti e veri, vero?

Non i più belli ma i più affascinanti e soprattutto reali sì.
Il mito del maschio italiano, seduttore, virile, ricco di fascino, brillante, capace di ammaliare e sorprendere la donna (le donne vogliono essere sorprese no?), naque negli anni 60, anche grazie ai film in cui erano protagonisti Marcello Mastroianni, Rossano Brazzi e altri attori.
Nel 1961, quando il magazine Photoplay chiese alle sue lettrici di indicare i loro nuovi attori favoriti, Marcello Mastroianni e Rossano Brazzi finirono primo e secondo, in una classifica che, inoltre, includeva anche gli italoamericani Frank Sinatra e Dean Martin.
Bravi ragazzi, col sorriso spontaneo e gli occhi carichi di brio, spiritosi, magari un poco impacciati. Non il bello e duro alla James Bond, no… reali, concreti, consapevoli delle proprie qualità ma capaci di giocare anche sui propri difetti… e perdutamente condannati a fare i salti mortali per conquistare una donna.

Cosa è rimasto di quel mito?
Non intendo in tv o sul grande schermo, sulla carta patinata delle riviste fashion. Intendo nella vita reale.
Oggi siamo così noi maschi? Oh God… porre questa domanda è come sottoporsi spontaneamente alla fucilazione. Pare che quei tempi siano finiti da un pezzo. Nell’immaginario collettivo quei miti sono miti di un lontano passato.
Perché? Abbiamo dovuto fare i conti con una nuova figura femminile, più consapevole, libera e protagonista, determinata e con aspettative ampie.
Crisi di identità? Si dice che il maschio non ha più fiducia in sé, che teme di non essere all’altezza della propria compagna, che non si senta più sicuro nella seduzione, che in campo sessuale abbia perso le certezze.
Oggi ci sentiamo messi in discussione e questo può generare insicurezza ed ansia.
Si sente dire che l'uomo è in pieno attacco di panico, vittima di ansia e paura. Perdita di ruolo?
A me sembra che, generalizzando un po’, questo timore sia poco fondato, che sia alimentato da una cultura che ci allontana da noi stessi, quella dell'apparire più che dell'essere: apparire significa costruirsi una immagine, un contorno di tratti fallaci, effimeri, inconsistenti. Questo, lungi dall’ammaliare la donna che desideriamo, ci grava sul groppone come un fardello di menzogne che diciamo a noi stessi, allontanandoci dal nostro io sincero e vero.
Ci obbliga a dover continuamente dimostrare chi siamo, confrontandoci con i dettami della moda, del pensiero prevalente, delle statistiche etc… è l’apparire che ci inganna e ci fa sentire persi, lontani da noi stessi. Crisi di identità, paura di non essere all’altezza, potenti quanto vorremmo, sicuri.
Le donne vogliono questo? Non credo.