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| Italiani ancora proni |
Una volta Henri Henry Kissinger, Segretario di Stato americano nel corso degli Anni '70, sorvolando l’Italia si trovò a definire il nostro Paese come "un grande casino".
Un Paese fatto di contraddizioni che sopravvive inspiegabilmente a se stesso. Come sta accadendo ora.
Non c’è infatti luogo al mondo, almeno nell’enclave dei Paesi democratici, in cui esista un primo ministro pluri inquisito e moralmente così sputtanato come il nostro Silvio Berlusconi, che possa restare in carica, che possa non essersi già dimesso, dopo gli scandali di cui leggiamo in questi giorni, suffragati da ore di intercettazioni telefoniche, con contenuti che imbarazzerebbero e ricoprirebbero di vergogna chiunque.
La "patonza", come la chiama lui, deve girare e girargli attorno di continuo, e sono affari suoi. Ma che dedico poco tempo agli affari di stato e abbia un profilo morale così infimo, questi sono affari di tutti gli italiani. Che dovrebbero presentarsi con i forconi a Palazzo Grazioli e liberare i locali.
Perché non accade? Per due motivi essenziali.

