29 lug 2011

A Schiphol... non è amore

La notizia è interessante, anche se a prima vista pare poco più che un morboso pettegolezzo urbano.
Presso l’aeroporto di Schiphol, Olanda, uno di quelli meta di molte compagnie e voli low cost, si sta sviluppando un fiorente commercio del sesso nell'area partenze, secondo quanto riporta il quotidiano olandese De Telegraaf.
Molte ragazze, provenienti prevalentemente dall'est Europa, in aeroporto offrono i loro servizi avvicinando passeggeri in transito o con i voli in ritardo, e poi, anche in giornata, fanno rientro al loro paese d'origine.

Prostituzione senza confini. Il sesso mercenario passa quindi le frontiere in giornata. Si tratta di una attività collaudata, pare la più antica del mondo, ma soprattutto quella che produce un altissimo valore aggiunto e che gode di margini assai alti, comunque sufficienti per mettere a budget il costo del volo di andata e ritorno dal proprio paese, ad esempio Ungheria, Romania, per una giornata di prestazioni sessuali a migliaia di km di distanza.
L’aeroporto garantisce un’altra delle condizioni fondamentali per il commercio in generale, specie quello al minuto, che è il traffico, il passaggio. E in uno scalo aereo come quello di Amsterdam Schiphol di potenziali clienti ne passano a frotte, di tutte le razze, età e ceti sociali.
Quindi, se venite avvicinati da una avvenente ragazza a Schiphol, attenzione, non è amore!

27 lug 2011

Il perfetto autogol 2.0

Il web è grande. Un mare. E nel mare ci sono pesci di ogni tipo. Capita di fare incontri sgraditi talvolta e di… beccarsi qualche morso: le critiche.
Specie nei luoghi digitali della interazione 2.0, quella spinta e istantanea, Facebook, Twitter, Google+…

Ci criticano... che fare? Qualche suggerimento lo leggiamo nel post “3 regole per reagire ai commenti negativi su Twitter” del social media manager Davide Licordari.
In sintesi: non essere permalosi, non inserirsi in conversazioni altrui, avere l’abilità di sdrammatizzare.

I social media hanno una capacità di ridondare, propagare, amplificare i messaggi davvero notevole e anche incontrollabile, essere consapevoli di ciò è necessario per chi scrive on line. Sono dell’idea che quando si installa la propria presenza sui social media sia doverosa una riflessione di come ci si presenterà ma soprattutto di come si “costruirà” nel tempo il proprio profilo. E il profilo si costruisce post by post, like by like, share by shere, circle bye circle, commento dopo commento etc etc…

Vi segnalo in proposito un esempio di autolesionismo davvero difficile da comprendere (perchè l’avrà fatto? Come ci è cascato?) che costituisce una case history davvero interessante.
Il sito D-Repubblica recensisce il libro "Italia Low Cost", dedicandogli un bello spazio (Low cost: uno stile di vita), tanto da riportare uno slide show in cui si estrapolano alcune idee ritenute interessanti. In periodo di crisi il tema ha certamente appeal e non è difficile catturare l’attenzione dei lettori.
Le promesse contenute nel titolo possono essere tradite o meno dal contenuto, ma non è questo il fatto. Il fatto lo trovate in calce all’articolo, nei commenti, che sono strutturati attraverso l’apposito plug-in sociale di Facebook: in sostanza il lettore loggato a Facebook può commentare e il suo commento può apparire anche sul social network.
Alcuni lettori commentano:
Elisabetta: “Bè!...il libro non è low cost...
Benedetto: “Se proprio devi risparmiare, comincia da questo libro
Filippo Astone: “Certo, risparmia anche da tutti i libri. resta analfabeta, così sarei libero da problemi”.
L’ultimo commento, aggressivo, è di Filippo Astone, giornalista, l’autore del libro.
Ma come? Repubblica ti dedica una recensione, apre uno spazio alla interazione con i potenziali acquirenti e dopo i primi due commenti l’autore interviene e “redarguisce” i lettori?
Prima domanda: era necessario intervenire e così presto? Non era più utile ascoltare e fare tesoro dei commenti?
Seconda domanda: era necessario fomentare le critiche in maniera così aggressiva, attaccando i lettori?
Leggendo il flusso dei commenti troviamo un’altra risposta stucchevole dell’autore:
“i commenti sono poco consistenti, e nessuno di quelli che li ha espressi si è minimamente informato su ciò di cui si parlava
Altro attacco pubblico ai lettori. e ancora:
“il libro non è un inno al risparmio, nè un manuale per il risparmio. la sintesi che ne ha fatto l'articolo, purtroppo, lo tradisce”
L'autore del libro "Italia Low Csot" se la prende di fatto anche con il collega che gli ha fatto la recensione, senza semmai approfondire e spiegare meglio il senso della sua opera, che è la vera opportunità (non colta dall’autore del libro) che i commenti offrivano. Un autogol in stile web 2.0.

25 lug 2011

Matrimonio combinato o botte

Nura è una ragazza pachistana che vive a Bologna. Ha bevuto dell’acido per suicidarsi ed ora è ricoverata all’ospedale. Voleva togliersi la vita per non sposare il connazionale mai visto che la sua famiglia le aveva assegnato come marito. Una tradizione di quei luoghi, una barbarie direi io.
Nura invece era interessata ad un altro connazionale, conosciuto effettivamente, con il quale scambiava qualche telefonata. Del matrimonio combinato non voleva (giustamente) saperne.
“L'ho picchiata perché non mi ha detto chi è il ragazzo con cui parlava al telefono per la quinta volta – è il fratello di Nura che racconta -. Lei è fidanzata in Pakistan da quando aveva 14 anni, lo so da un anno che non ne vuol sapere e le ho anche assicurato che l'avrei aiutata, ma ora deve stare buona, è troppo piccola. Da noi i matrimoni li decide la famiglia. Anch'io mi sono sposato l'altro giorno con una ragazza che sta in Pakistan. L'ho vista una sola volta in fotografia".
"La polizia è venuta quattro volte chiamata dai vicini quando mio padre ci picchiava. Nostro padre picchiava Nura per esempio se ritardava sul lavoro e anche noi fratelli. Picchiava tutti".
Domanda: le botte, le imposizioni…. Pratiche accettate che fanno davvero parte della cultura di questo popolo o solo di una sua parte afflitta da ignoranza e arretratezza? Può un essere umano scegliere liberamente a quale cultura associarsi nelle proprie scelte? E' possibile l'integrazione senza l'abbandono di questa "cultura"?

22 lug 2011

Italiani brava gente? No, benestanti...

A prima vista sembrerebbe una enorme stupidaggine. Invece non lo è. L’ultima affermazione in ordine di tempo di Silvio Berlusconi (mentre scriviamo chissà che altro sta dicendo) stride con la situazione della economia reale italiana. Ma non è una affermazione stupida, anzi, nella logica e nelle intenzioni di questo comunicatore ha un senso e un obiettivo: rassicurare. Non certo gli italiani, ma il suo elettorato, quello che ha e ha paura di perdere quel che ha. Non certo il lavoratore precario, il disoccupato…

Italiani... benestanti
. Eccola la sua affermazione, resa a margine del vertice straordinario odierno dei leader europei.
"Noi siamo la terza economia europea, il secondo Paese manifatturiero e abbiamo un sistema bancario solidissimo. Il 75 per cento delle famiglie italiane possiede una casa e abbiamo un sistema pensionistico correlato all'incremento dell'età media e siamo detentori del 60 per cento del debito pubblico. Stringendo, potremmo dire che il nostro Stato ha un debito forte, ma i cittadini italiani sono benestanti".
Nel dire "abbiamo un debito forte ma gli italiani sono benestanti" il Silvio da Arcore suggerisce quanto segue.
Primo, siamo indebitati come amministrazione (grazie alla gestione clientelare e affaristica dei governi che nel tempo si sono succeduti), non come singoli cittadini. Naturalmente non è vero perché in caso di default del nostro paese la crisi la pagherebbero immediatamente i cittadini, e d'altronde basta pensare all’ultima finanziaria per rendersene conto: inciderà nei portafoglio dei più deboli in modo irragionevole
Secondo, gli italiani sono benestanti. Non è vero ma qui sta parlando a quelli che lo sono o che hanno quel minimo di certezze (casa, risparmi, lavoro) che li mantiene al sicuro. A questi sta dicendo che non devono sentirsi preoccupati dal debito pubblico che tanto lui, e solo lui, la loro ricchezza non la toccherà, chi mai lo farebbe? Agli altri non parla.
Un tempo "brava gente", oggi gli italiani sono "benestanti".

In Italia governa il centrodestra o il centrosinistra a seconda di come si spostano i voti del centro, i cosiddetti indecisi, ma ogni tanto vanno rassicurati anche i bigotti della politica e degli interessi meramente privati, che stanno dalla sua parte sì, ma non necessariamente con lui, leader screditatissimo e palesemente alla frutta.