Quanto è antipatico quello Scarafoni, vero?
Pulcioso che specula su ciò che di più caro hanno a Natale i bambini, i sogni! Ah, che pernacchie si è preso, tutte le volte, senza pietà, dai miei figli alla fine, quando rincorre con affanno i soldi che si spargono per la strada.
La Freccia Azzurra (Enzo D'Alò, 1996) è uno dei cartoni d’atmosfera più magici che abbia visto, discreto e intimo, così vicino al cuore onirico dei bambini. Sì, colpito al mio cuore di fanciullo dal dardo turchese ho riprovato l’emozione magica del Natale così come la provavo, nell’attesa, da bambino.
Scarafoni (la voce è di Dario Fò) è un commerciante di giocattoli, un palancaio senza cuore che fa ammalare la Befana per mettersi in campo in prima persona all’Epifania e vendere i giocattoli ai soli bambini abbienti. Ruba la magia della festa e sarà punito.
Francesco si incanta davanti alla vetrina del negozio per un trenino azzurro, la Freccia Azzurra, lui orfano di un ferroviere. Quanto vale per lui quel giocattolo?
Il cartone è da vedere, anche se le feste sono passate: seguite i giocattoli che nella notte innevata girano per le strade al seguito del trenino per ovviare all’assenza della Befana ammalata e recapitare se stessi ai bambini che sognano nella città assopita.
Il film ha momenti delicati e ammalianti, sottolineati da voli di fantasia e dalle musiche di Paolo Conte. Anche qui la mano di D’Alò che ha saputo trarre l’incanto della fiaba di Gianni Rodari - da cui la storia è tratta – mantenendone i significati: solidarietà, importanza del gioco.
30 gen 2010
15 gen 2010
Un anno in pochi attimi
Avete mai pensato di premere il tasto rewind e poi scorrere velocemente in pochi attimi la vostra vita?
2 gen 2010
Tu sei unico e speciale! Tutti lo siamo...
"Tu sei unico e speciale!"
E' così, ma quante volte ci ricordiamo di esserlo? Quante volte ci hanno fatto sentire così durante la nostra infanzia e anche in seguito?
Oggi ci sentiamo speciali?
Guardiamo i bambini, guardiamoli davvero e scopriamo la loro unicità. Rispettiamola.
Invitiamoli a cercare le proprie qualità, a valorizzarle, ad accettare i propri limiti, a non arrendersi. Questo accrescerà un aspetto fondamentale nella vita di ogni persona: l'autostima.
E invitamoli anche a dichiararsi, a spendersi, per sè e per gli altri. A non chiudersi in un mutismo egoistico ed autoreferenziale. Proteggiamo dalla deriva dell'avere e del sembrare, solo chi saprà essere se stesso, infatti, godrà appieno de tesori della vita.
Tutti siamo speciali, ricordiamoci di dire ciò che proviamo a chi amiamo.
Se volete trasmettere il link a questo post fatelo: assomiglia ad una banale catena di S. Antonio, in fondo è un passaparola con un buon consiglio dentro.
E' così, ma quante volte ci ricordiamo di esserlo? Quante volte ci hanno fatto sentire così durante la nostra infanzia e anche in seguito?
Oggi ci sentiamo speciali?
Guardiamo i bambini, guardiamoli davvero e scopriamo la loro unicità. Rispettiamola.
Invitiamoli a cercare le proprie qualità, a valorizzarle, ad accettare i propri limiti, a non arrendersi. Questo accrescerà un aspetto fondamentale nella vita di ogni persona: l'autostima.
E invitamoli anche a dichiararsi, a spendersi, per sè e per gli altri. A non chiudersi in un mutismo egoistico ed autoreferenziale. Proteggiamo dalla deriva dell'avere e del sembrare, solo chi saprà essere se stesso, infatti, godrà appieno de tesori della vita.
Tutti siamo speciali, ricordiamoci di dire ciò che proviamo a chi amiamo.
Se volete trasmettere il link a questo post fatelo: assomiglia ad una banale catena di S. Antonio, in fondo è un passaparola con un buon consiglio dentro.
18 dic 2009
Al centro del mondo
Essere al centro dell’universo. Non percepire alcuna differenza tra il punto di vista personale e quello degli altri. In una parola, egocentrismo.
Durante la primissima infanzia l’egocentrismo è una naturale peculiarità del comportamento infantile: il bimbo pensa istintivamente che tutto gli è dovuto e che primariamente debbono essere soddisfatti i propri bisogni. L’attesa non è concepita. Il bisogno è esternato comunicando richieste senza attendere risposte, o meglio, la comunicazione è unidirezionale, il bambino è disinteressato a quello che affermano gli altri.
Col tempo riuscirà a considerare i punti di vista diversi dal suo e anche la comunicazione muterà. Questo tragitto si compie grazie anche alla immedesimazione che il bambino, specie nel gioco, piano piano assume. Il gioco di ruolo in particolare favorisce questo processo: la bimba gioca a fare la mamma, la maestra… e in questo modo si cala in stati d’animo ed in comportamenti che non sono suoi tipici, comprendendoli.
Ancora una volta favorire il gioco e la creatività nei bambini è utile, tarparla dannoso.
Crescendo è possibile che chi è stato limitato proprio nel gioco mantenga poi comportamenti egocentrici.
Chi è l’adulto egocentrico?
Proviamo a pensare alle persone che conosciamo e… anche un po’ a noi stessi. Proviamo a ricordare momenti di incomprensione, in cui il nostro interlocutore non ci capisce proprio.
Io penso che nella comunicazione non c’è mai un interlocutore a cui sia imputabile in toto il fallimento dello scambio di pensieri. Ci sono atteggiamenti diversi e consapevolezze diverse. Infatti chi è distante dallo status dell’egocentrico comunica meglio, è più equilibrato, e adotta atteggiamenti più aperti: “Forse non mi sono spiegato bene… proviamo a riparlarne”. L’egocentrico si svela anche e forse soprattutto nella comunicazione, quando ha atteggiamenti di chiusura, che si manifestano con frasi come “tu non capisci” oppure “quando parlo dovresti ascoltarmi e capiresti”.
L’egocentrico infatti non si pone affatto il problema se la propria comunicazione sia adeguata, se possa essere intesa in toto o fraintesa. Per lui tutto è univoco, il senso delle cose è oggettivo, ed è quello suo. Ma il mondo non è così, del mondo onuno ha la sua mappa e la mappa non è il mondo, ma solo una sua sintetica e simbolica rappresentazione.
L’egocentrico non ritiene che tra le persone sussistano reali differenze, e figurarci nel pensiero. Se non la pensi come lui, sei tu che non vuoi capire.
In famiglia cosa accade in proposito? Mogli, mariti, figli… devono pensarla in un modo, il suo, e provare le medesime emozioni, avere medesimi obiettivi e aspirazioni, timori…
Risultato? Il deterioramento del rapporto, una comprensione di facciata, la rassegnazione di chi ci è vicino e una misera e non dichiarata solitudine.
Ho evidenziato il profilo di un eccentrico puro, ma un po’ di egocentrismo è in tutti noi, no? La medicina: ascoltare il prossimo, calarsi davvero nei suoi panni.
Lo facciamo sempre?
L’egocentrico è un Napoleone su uno splendido cavallo, che finirà da solo i suoi giorni nella sua personalissima S. Elena.
Durante la primissima infanzia l’egocentrismo è una naturale peculiarità del comportamento infantile: il bimbo pensa istintivamente che tutto gli è dovuto e che primariamente debbono essere soddisfatti i propri bisogni. L’attesa non è concepita. Il bisogno è esternato comunicando richieste senza attendere risposte, o meglio, la comunicazione è unidirezionale, il bambino è disinteressato a quello che affermano gli altri.
Col tempo riuscirà a considerare i punti di vista diversi dal suo e anche la comunicazione muterà. Questo tragitto si compie grazie anche alla immedesimazione che il bambino, specie nel gioco, piano piano assume. Il gioco di ruolo in particolare favorisce questo processo: la bimba gioca a fare la mamma, la maestra… e in questo modo si cala in stati d’animo ed in comportamenti che non sono suoi tipici, comprendendoli.
Ancora una volta favorire il gioco e la creatività nei bambini è utile, tarparla dannoso.
Crescendo è possibile che chi è stato limitato proprio nel gioco mantenga poi comportamenti egocentrici.
Chi è l’adulto egocentrico?
Proviamo a pensare alle persone che conosciamo e… anche un po’ a noi stessi. Proviamo a ricordare momenti di incomprensione, in cui il nostro interlocutore non ci capisce proprio.
Io penso che nella comunicazione non c’è mai un interlocutore a cui sia imputabile in toto il fallimento dello scambio di pensieri. Ci sono atteggiamenti diversi e consapevolezze diverse. Infatti chi è distante dallo status dell’egocentrico comunica meglio, è più equilibrato, e adotta atteggiamenti più aperti: “Forse non mi sono spiegato bene… proviamo a riparlarne”. L’egocentrico si svela anche e forse soprattutto nella comunicazione, quando ha atteggiamenti di chiusura, che si manifestano con frasi come “tu non capisci” oppure “quando parlo dovresti ascoltarmi e capiresti”.
L’egocentrico infatti non si pone affatto il problema se la propria comunicazione sia adeguata, se possa essere intesa in toto o fraintesa. Per lui tutto è univoco, il senso delle cose è oggettivo, ed è quello suo. Ma il mondo non è così, del mondo onuno ha la sua mappa e la mappa non è il mondo, ma solo una sua sintetica e simbolica rappresentazione.
L’egocentrico non ritiene che tra le persone sussistano reali differenze, e figurarci nel pensiero. Se non la pensi come lui, sei tu che non vuoi capire.
In famiglia cosa accade in proposito? Mogli, mariti, figli… devono pensarla in un modo, il suo, e provare le medesime emozioni, avere medesimi obiettivi e aspirazioni, timori…
Risultato? Il deterioramento del rapporto, una comprensione di facciata, la rassegnazione di chi ci è vicino e una misera e non dichiarata solitudine.
Ho evidenziato il profilo di un eccentrico puro, ma un po’ di egocentrismo è in tutti noi, no? La medicina: ascoltare il prossimo, calarsi davvero nei suoi panni.
Lo facciamo sempre?
L’egocentrico è un Napoleone su uno splendido cavallo, che finirà da solo i suoi giorni nella sua personalissima S. Elena.
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