22 mar 2012

Boschi certificati per salvare il pianeta?

I boschi sono una risorsa rinnovabile, non tutti ne sono consapevoli, ma perché lo siano davvero hanno bisogno di essere curati, amministrati correttamente.
Questo significa che tutelare i boschi non significa non toccarli, anzi, tuttavia il grado di utilizzazione non deve essere eccessivo
Dove lo sfruttamento è stato sproporzionato alle potenzialità o dove il bosco è stato oggetto di degrado (anche un incendio o una frana lo sono), servono azioni di ripristino per tornare ad avere ambienti dotati di adeguato equilibrio e capacità di rigenerazione.
Nulla è meglio, in generale, della selvicoltura naturalistica: detto in parole semplici, il bosco ha una sua  evoluzione spontanea e l’uomo dovrebbe assecondarla quando entra in relazione col bosco, misurandone quindi gli usi.
Tocca alle Regioni dare indicazioni tecniche per la gestione sostenibile delle aree forestali e la progettazione degli interventi di sostegno e cura, molto però dipende dalla sensibilità di ciascuno: un bosco che perisce è una ferita alla natura, all’ecosistema in cui viviamo, dovremmo avvertirne “il dolore”.
Il pianeta è ricoperto per il 26,9% da foreste ma una parte di esse sono intaccate dalle azioni dell’uomo, le più disparate. Pensiamo alla nostra quotidianità e a quanto legno abbiamo attorno: mobili in legno, porte in legno, utensili, la carta che dal legno deriva etc… Quanti alberi si possono sacrificare per queste (e molte altre) produzioni? Quanto è conveniente sostituire il legno con altri materiali? Pensiamo agli usi dell’arredamento, al Pvc per esempio: sostituisce il legno ma quanto inquina produrlo e come lo si smaltisce?

04 mar 2012

Alcol: bambini e futuri consumatori

Non arrivano buone nuove dal fronte alcolismo. Una piaga vera e propria che rischia di estendersi sempre più, toccando fasce di età sempre più basse.
La Società italiana di alcolismo, che studia il fenomeno, riporta un dato a dir poco allarmante di una indagine svolta di recente su un campione di 1500 ragazzini liguri di età compresa tra i 12 e i 13: il 77,3% ha affermato di aver bevuto sostanze alcoliche almeno una volta. E, cosa che deve fare riflettere, 2/3 di questi ha assaggiato l’alcol in famiglia. Addirittura tra questi, 45 bambini hanno solo 5 anni!
In realtà il dato, se ci pensiamo bene, non dovrebbe stupirci. Ad “aggredire” i bambini e i ragazzi sono sempre gli adulti, principalmente con i loro comportamenti colpevolmente diseducativi. Laddove non si conosce il problema, è ovviamente più facile che questo si presenti.
L’alcol fa parte della tradizione culinaria e alimentare italiana, in molte famiglie non c’è alcuna percezione del fatto che si tratti di sostanza potenzialmente in grado di creare tossicodipendenza. A questo si aggiunga il fatto che, mentre le droghe sono vietate, l’alcol non lo è, quindi l’accesso ad esso è anche psicologicamente poco protetto. I divieti a vendere alcolici a minori di 16 anni non bastano infatti a scoraggiare i ragazzi, figuriamoci dove non c’è percezione del problema in famiglia.

Dei 1160 ragazzini che hanno assaggiato una volta bevande alcoliche ben il 42,6% (più maschi che femmine) ha proseguito a bere con regolarità, ben il 21% tutte le settimane.
Un altro dato allarmante riguarda la consapevolezza del rischio connesso alla assunzione di alcolici. Il 64,4% ritiene infatti che se si beve poco si può tranquillamente guidare il motorino; il 20,6% ritiene che bere moderatamente può far bene.
In questo come dubitare degli effetti culturali negativi che producono le campagne pubblicitarie sulle bevande alcoliche?
Anche perché sono ben il 32,6% del campione intervistato quelli che passano 1-2 ore al giorno davanti alla tv, a cui si aggiunge un 26,3% che arriva a tre ore e un altro 20,3% che tocca le 4 ore.