04 mar 2012

Alcol: bambini e futuri consumatori

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Non arrivano buone nuove dal fronte alcolismo. Una piaga vera e propria che rischia di estendersi sempre più, toccando fasce di età sempre più basse.
La Società italiana di alcolismo, che studia il fenomeno, riporta un dato a dir poco allarmante di una indagine svolta di recente su un campione di 1500 ragazzini liguri di età compresa tra i 12 e i 13: il 77,3% ha affermato di aver bevuto sostanze alcoliche almeno una volta. E, cosa che deve fare riflettere, 2/3 di questi ha assaggiato l’alcol in famiglia. Addirittura tra questi, 45 bambini hanno solo 5 anni!
In realtà il dato, se ci pensiamo bene, non dovrebbe stupirci. Ad “aggredire” i bambini e i ragazzi sono sempre gli adulti, principalmente con i loro comportamenti colpevolmente diseducativi. Laddove non si conosce il problema, è ovviamente più facile che questo si presenti.
L’alcol fa parte della tradizione culinaria e alimentare italiana, in molte famiglie non c’è alcuna percezione del fatto che si tratti di sostanza potenzialmente in grado di creare tossicodipendenza. A questo si aggiunga il fatto che, mentre le droghe sono vietate, l’alcol non lo è, quindi l’accesso ad esso è anche psicologicamente poco protetto. I divieti a vendere alcolici a minori di 16 anni non bastano infatti a scoraggiare i ragazzi, figuriamoci dove non c’è percezione del problema in famiglia.

Dei 1160 ragazzini che hanno assaggiato una volta bevande alcoliche ben il 42,6% (più maschi che femmine) ha proseguito a bere con regolarità, ben il 21% tutte le settimane.
Un altro dato allarmante riguarda la consapevolezza del rischio connesso alla assunzione di alcolici. Il 64,4% ritiene infatti che se si beve poco si può tranquillamente guidare il motorino; il 20,6% ritiene che bere moderatamente può far bene.
In questo come dubitare degli effetti culturali negativi che producono le campagne pubblicitarie sulle bevande alcoliche?
Anche perché sono ben il 32,6% del campione intervistato quelli che passano 1-2 ore al giorno davanti alla tv, a cui si aggiunge un 26,3% che arriva a tre ore e un altro 20,3% che tocca le 4 ore.
Un dato davvero allucinante! I bambini non hanno filtri, chi vende alcolici invece sta investendo sul proprio futuro, sta creando i prossimi  “heavy users”. Un business che non si fa più con i superalcolici, che erano le bevande dei nostri padri, ma con quelle più light che possono essere ingerite ripetutamente, fatto non secondario soprattutto quando l’assunzione ha il fine dello sballo.
Il confine tra uso moderato e proprio delle bevande alcoliche e quello improprio che degenera nell’alcolismo non ha una demarcazione netta, e per l’esperienza che ho maturato direttamente collaborando in alcune comunità di recupero anni fa, posso dire che pochissimi degli alcolisti hanno una percezione chiara del proprio status e che la presa di coscienza dello stato patologico è ardua, spesso anche per chi vive assieme all’interessato.

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