Si è discusso, a dire il vero non abbastanza, ma è di poche settimane fa il dibattito sulla privatizzazione dell'acqua, scelta che il referendum di giugno ha respinto.
E mentre qui discutiamo legittimamente di questo, ben 11 milioni di persone sono quotidianamente senza acqua. In Etiopia, Somalia, Kenya e Sud Sudan negli ultimi due anni le piogge sono state assai scarse e oggi la peggiore siccità degli ultimi 60 anni sta privando di cibo e acqua milioni di persone.
Si tratta di un disastro umanitario che coinvolge più del doppio delle persone colpite dal terremoto di Haiti del 2010 e un numero circa 20 volte superiore a quelle coinvolte nel recente tsunami in Giappone.
I media non ne parlano, sono rumnori lontani che non debbono turbare le nostre giornate, no fanno notizia, non vendono giornali.
AGIRE sta invece lottanto affinchè questi uomini, donne e bambini arrivino vivi alla prossima stagione delle piogge. AGIRE ha lanciato un appello di emergenza a cui hanno aderito 9 delle sue organizzazioni non governative gia' presenti nei paesi colpiti. ActionAid, Amref, AVSI, CESVI, COOPI, CISP, InterSos, Save the Children e VIS stanno lavorando per portare cure mediche e assistenza, razioni di cibo, alimenti altamente proteici per bambini e acqua potabile in Etiopia, Kenya, Somalia e Sud Sudan.
Ecco come contribuire:
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20 lug 2011
18 lug 2011
Il papà, paladino o sturmtruppen?
Mi capita regolarmente di confrontarmi con altri genitori sui temi che riguardano la vita familiare. Ammetto che talvolta è un dialogo fatto di occhiate e gesti appena percettibili, intese che palesano sconforti e gioie della quotidianità. A volte bastano i segni: nei primi mesi di vita dei miei bambini dormivo pochissimo, e ogni mattina la mia faccia comunicava perfettamente anche non volendo il mio stato d’animo!Il confronto con "i propri simili" certamente è fonte di apprendimento. Non l'unica, s'intende però, poiché anche il raffronto con chi non vive la dimensione della famiglia con figli è foriero di rivelazioni di grande interesse.
Infatti, osservando un modello di famiglia significativamente diverso, per numero ma soprattutto per dimensione di impegno, per differenza vedo meglio alcuni aspetti che nella famiglia con figli rischiano di restare sommersi o poco focalizzati.
Uno di questi è il ruolo della coppia e il modo in cui questa vive nella famiglia.
Ripeto a me stesso che la coppia è il fondamento della nostra famiglia e che se questa base viene meno il gruppo familiare inevitabilmente s’incrina, diciamo, eufemisticamente, che è costretto a mutare.
Io penso che un bimbo nasca anzitutto nella mente e nel cuore della coppia, prima che venga concepito quindi. E lì continua a crescere, non solo nello spazio fisico in cui esprime esigenze fisiche.
Crescere è quel processo di sviluppo contenuto tra due istanze forti, parallele: appartenere a chi lo ama e separarsi da questi. In mezzo a questo spazio, che è il brodo familiare, il bambino cerca e trova la sua individualità, condotto dai genitori che cooperano spartendosi i compiti.
In questa cosa papà e mamma hanno due ruoli diversi (ahimè, dico io… sigh!): la mamma custodisce il legame, ne è il riferimento primo, al papà invece spetta il compito di guidare il bambino prima e l’adolescente poi verso la separazione e l’individuazione e realizzazione di sé.
Fa da contraltare al complesso di Edipo si può dire, offre al figlio la strada per quella separazione. Il momento che mi sembra delicato è quello in cui i bambini passano dal bisogno immediato sempre soddisfatto al quello in cui desiderano e imparano ad attendere e cercare. Qui secondo me inizia il distacco. E mi "pare" che ricada sul padre l’onere di sostenere questo processo. Imponendo le regole che hanno come effetto quello di trasformare i bisogni in desideri.
Ma anche recuperando a sé e corrispondendo le attenzioni della propria compagna, separando i momenti della vita familiare da quelli riservati alla vita di coppia. Sembra un concetto astratto, in realtà è assai pratico: spazi, tempi, gesti esclusivi.
Io gioco con i miei figli ricordando loro che la loro mamma è la mia “fidanzata” e non la loro. In questo modo li invito ad intraprendere la strada che parte dal bisogno affettivo soddisfatto nella famiglia di nascita verso il desiderio di incontrare nel tempo altri riferimenti di affettività e a formare la loro coppia.
Mi sento un po’ come il paladino della coppia in quei momenti, ma non sempre mi riesce ad esserlo senza esitazioni e finisco per sentirmi come un goffo "sturmtruppen". Non è facile. Condurre il ruolo paterno significa essere occupato sia nel favorire piano piano la separazione dei figli sia nel preservare lo spazio della coppia, che è il presupposto della famiglia e come tale va valorizzata e difesa.
Postilla: non mi sono interrogato di proposito sul significato che oggi ha o può avere il termine “famiglia”. Ma è una riflessione da fare.
13 lug 2011
Per la poltrona e il conto in banca
Non sempre i pezzenti sono i morti di fame con le pezze sul sedere. I pezzenti morali sono peggio e talvolta vestono Prada. Hanno auto di lusso e un paio di stipendi lauti a cui mai rinunciare, nemmeno quando il paese è al tracollo.
Nel nostro paese di pezzenti morali ce n’è come dappertutto, un gruppo di questi usiamo chiamarlo “la Casta”, tutti sappiamo a chi ci riferiamo. A quei politici e portaborse ammanicati che alla missione politica hanno sempre preferito quella degli affari e che sanno che con una poltrona di sindaco e una di onorevole gli affari si fanno molto bene. Naturalmente sulla pelle del Paese.
I parlamentari si sono compattamente schierati sempre per evitare riduzioni di stipendi e vitalizi. La notizia non fa più scalpore. O quasi. Quella di oggi sì.
La news è questa: nel Pdl è in atto una raccolta delle firme per reclamare contro la manovra che sarà votata al Senato e che colpisce alcuni ordini professionali (avvocati e notai).
Ma anche un'altra norma è nel mirino, quella che renderebbe inconciliabile l'incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia.
Le corporazioni insomma si difendono. I privilegiati che occupano due poltrone e lucrano due stipendi (certo non fanno il lavoro di due persone) si irrigidiscono. La cosa oscena è che alzano la voce i parlamentari che sostengono quel governo che propone questa manovra, e per interessi personali sono disposti a fare cadere il governo stesso mettendo il Paese alle strette.
Nel nostro paese di pezzenti morali ce n’è come dappertutto, un gruppo di questi usiamo chiamarlo “la Casta”, tutti sappiamo a chi ci riferiamo. A quei politici e portaborse ammanicati che alla missione politica hanno sempre preferito quella degli affari e che sanno che con una poltrona di sindaco e una di onorevole gli affari si fanno molto bene. Naturalmente sulla pelle del Paese.
I parlamentari si sono compattamente schierati sempre per evitare riduzioni di stipendi e vitalizi. La notizia non fa più scalpore. O quasi. Quella di oggi sì.
La news è questa: nel Pdl è in atto una raccolta delle firme per reclamare contro la manovra che sarà votata al Senato e che colpisce alcuni ordini professionali (avvocati e notai).
“Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo - dice un avvocato del Pdl - non lo voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti”.Cioè i parlamentari Pdl che sono avvocati voterebbero contro:
Ma anche un'altra norma è nel mirino, quella che renderebbe inconciliabile l'incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia.
“E state pur certi che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra”.Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è avvocato e guarda caso…:
“Da avvocato ritengo che sia una norma che merita un approfondimento ulteriore. Non mi sembra materia da inserire in un decreto. Ritengo che la protesta degli avvocati non sia affatto irragionevole”.Ma i parlamentari del Pdl sono in ansia anche per un emendamento sottoscritto dai capigruppo dell'opposizione Pd, Idv e Udc al Senato che prevede l'equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e mutamenti nei vitalizi.
Le corporazioni insomma si difendono. I privilegiati che occupano due poltrone e lucrano due stipendi (certo non fanno il lavoro di due persone) si irrigidiscono. La cosa oscena è che alzano la voce i parlamentari che sostengono quel governo che propone questa manovra, e per interessi personali sono disposti a fare cadere il governo stesso mettendo il Paese alle strette.
8 lug 2011
Sporco e ignorante, se è rom va bene
Non curare l’igiene, non andare a scuola. Aberrazioni o scelte che dipendono dal gruppo sociale al quale apparteniamo?
La Corte d'Appello di Bologna ha risposto alla Procura dei Minori che le chiedeva l’affido ai servizi sociali di una bambina rom di Parma di 12 anni che vive in condizioni igieniche precarie e i genitori – con guai con la giustizia - non la mandano a scuola.
La domanda: è giusto levare un figlio ai genitori perché non lo mandano a scuola? L’appartenenza ad un gruppo sociale come quello rom esonera i genitori da questo obbligo?
Ugo Pastore - procuratore dei minori – si richiama alle norme di tutela dei diritti degli under 18, alla convenzione di New York e al al codice penale, e chiede che la bambini sia allontanata dai genitori.
Ma la sezione della Corte d'Appello, presieduta da Vincenzo De Robertis, dà una risposta inattesa:
Detto in parole povere: i rom si lavano poco e a scuola non ci vanno abitualmente, quindi tutto normale: non mandare a scuola la figlia e farla vivere in condizioni igieniche incerte non determina un pregiudizio sufficiente.
Non è una decisione assurda e discriminante questa? Lo Stato italiano promuove la salute pubblica e l’istruzione dei cittadini, a prescindere dall’etnia e dal gruppo sociale di riferimento. E anzi, laddove tradizioni, cultura e disagi contingenti determinino situazioni di abbandono e regresso, tanto più l’azione delle istituzioni dovrebbe essere attenta ed incisiva.
Inoltre, rinunciando alla scuola, si rinuncia alla mediazione culturale che in essa avviene tra etnie e culture diverse, pregiudicando l'integrazione.
Nota giustamente Dimitris Argiropoulos, ricercatore a Scienze dell'Educazione: "In questo modo si aumenta la marginalità e la discriminazione. Il problema non è la cultura dei rom, ma la cultura dell'abbandono in cui sono costretti a vivere. Il problema è la povertà. Se un italiano è povero e non cura i figli si dice che è colpa della sua origine italiana?".
Un punto di vista diverso considera però le diverse radici culturali dei rom che gli affidamenti coattivi rischierebbero di violare.
Credo che la prima violazione non sia quella della cultura rom o che altra, ma quella che i bambini subiscono dai loro genitori, indipendentemente dal gruppo etnico, sociale e dal ceto a cui appartengono, quando i loro diritti fondamentali sono ignorati. E tra questi salute e istruzione non si discutono.
La Corte d'Appello di Bologna ha risposto alla Procura dei Minori che le chiedeva l’affido ai servizi sociali di una bambina rom di Parma di 12 anni che vive in condizioni igieniche precarie e i genitori – con guai con la giustizia - non la mandano a scuola.
La domanda: è giusto levare un figlio ai genitori perché non lo mandano a scuola? L’appartenenza ad un gruppo sociale come quello rom esonera i genitori da questo obbligo?
Ugo Pastore - procuratore dei minori – si richiama alle norme di tutela dei diritti degli under 18, alla convenzione di New York e al al codice penale, e chiede che la bambini sia allontanata dai genitori.
Ma la sezione della Corte d'Appello, presieduta da Vincenzo De Robertis, dà una risposta inattesa:
"La condizione nomade e la stessa cultura di provenienza non induce a ritenere la sussistenza di elementi di pregiudizio per la minore ".Ovvero i comportamenti dei genitori sono riferibili al normale modo di vita per condizione e per origine, sicchè…. Nulla che imponga l’allontanamento.
Detto in parole povere: i rom si lavano poco e a scuola non ci vanno abitualmente, quindi tutto normale: non mandare a scuola la figlia e farla vivere in condizioni igieniche incerte non determina un pregiudizio sufficiente.
Non è una decisione assurda e discriminante questa? Lo Stato italiano promuove la salute pubblica e l’istruzione dei cittadini, a prescindere dall’etnia e dal gruppo sociale di riferimento. E anzi, laddove tradizioni, cultura e disagi contingenti determinino situazioni di abbandono e regresso, tanto più l’azione delle istituzioni dovrebbe essere attenta ed incisiva.
Inoltre, rinunciando alla scuola, si rinuncia alla mediazione culturale che in essa avviene tra etnie e culture diverse, pregiudicando l'integrazione.
Nota giustamente Dimitris Argiropoulos, ricercatore a Scienze dell'Educazione: "In questo modo si aumenta la marginalità e la discriminazione. Il problema non è la cultura dei rom, ma la cultura dell'abbandono in cui sono costretti a vivere. Il problema è la povertà. Se un italiano è povero e non cura i figli si dice che è colpa della sua origine italiana?".
Un punto di vista diverso considera però le diverse radici culturali dei rom che gli affidamenti coattivi rischierebbero di violare.
Credo che la prima violazione non sia quella della cultura rom o che altra, ma quella che i bambini subiscono dai loro genitori, indipendentemente dal gruppo etnico, sociale e dal ceto a cui appartengono, quando i loro diritti fondamentali sono ignorati. E tra questi salute e istruzione non si discutono.
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